giovedì 16 agosto 2018

IMPOSTO VOCALE: CANTARE BENE NON É UNA QUESTIONE DI NATURA


Cordite vasomotoria emorragica - per gentile concessione del blog  "Foniatria Artistica" di Massimo Borghese

Cantare non é come parlare.
Si parla su pochi suoni, si canta su due ottave e mezza.

Si parla respirando poco, si canta prediligendo una grande capacitá respiratoria e un controllo eccezionale del fiato.

L'autentico "abbaglio" sta nel pensare che il canto sia un fatto di "natura".

Cantare é molto semplice se si è appresa la tecnica giusta fatta di pochi essenziali punti. Chiedetevi perché il corso di Canto nei conservatori (nell'epoca d'oro del Canto) durasse solo cinque anni e perché oggi ci siano studenti che dicono "Studio da otto anni ma ho gravi problemi e canto con tanta fatica"

Si moltiplicano schiere di studenti giovani e meno giovani che dopo percorsi accademici o privati e qualche anno di studio arrivati al fatto pratico di dover studiare un repertorio operistico, lamentano problemi vocali molto seri che, se protratti nel tempo possono provocare danni irreversibili.

I sintomi di queste difficoltà sono presto detti: incapacità di terminare le frasi con affaticamento per respirazione sommaria, sensazione di estrema fatica salendo nelle note più acute, suono ingolato e rottura del suono all'altezza del passaggio di registro, voce opaca e spinta nei centri, impossibilità di cantare a regola d'arte passaggi veloci, voce traballante e con effetto di vibrato largo ed eccessivo.

Cantare "di natura" non va bene, è la prima cosa che mi ha insegnato il mio primo Maestro di Canto, Ennio Vetuschi, che era sí dotato di una bella voce tenorile, ma era anche capace di dare agli studenti il cosiddetto "imposto vocale" perché aveva studiato a fondo la questione della tecnica vocale.

Io sono nata con una bella voce, ma quando ho iniziato a studiare avevo un'estensione molto limitata, un volume flebile e il mio fiato era  eramente corto. Il mio Maestro mi ha insegnato con l'esempio diretto la respirazione profonda e la migliore posizione vocale per rendere il suono squillante e forte senza spinta, a partire dalla zona centrale della voce, cominciando dalla vocale U e il seguente adattamento vocalico nella pronuncia dei testi cantati; tutti principi che ho ritrovato nelle testimonianze di alcuni dei piú grandi cantanti: Gigli, Pertile, Freni, Valdengo, Caruso, Lauri - Volpi, Tetrazzini, Callas, Galli Curci, Schipa, solo per citarne alcuni.

Dopo anni di studio e di insegnamento in cui ho aiutato decine di studenti maltrattati a risolvere i problemi fondamentali di un imposto vocale che non avevano mai ricevuto, sono arrivata alla conclusione che un ottimo cantante può essere un bravo insegnante di canto oppure no, ma un cantante mediocre che non abbia mai risolto la questione della tecnica vocale non sarà mai un bravo insegnante.

La bravura nel canto si dimostra con il saper cantare, non con la mediocrità, e il canto si insegna  attraverso l'esempio diretto.

L'errore degli Insegnanti sta nel fatto che essi descrivono le sensazioni finali di un loro corretto imposto vocale, e invitano gli allievi a portare la voce su quel piano sensoriale, ma pochi dicono COME arrivare a quel risultato. Per cui un bravo i segnante deve essere in grado di dire ai propri Allievi COME produrre esattamente un suono in maschera, COME respirare profondamente e sostenere il suono, COME effettuare il passaggio di registro, tenendo presente che questi sono fattori puramente fisici di causa - effetto, non fatti aleatori ne' tantomeno frutto di natura, perché il talento in qualsiasi Arte, deve essere accompagnato da uno studio serio e approfondito.

Diffidate dunque da fiumi di parole di chi ignorando cosa sia cantare veramente bene, sia un cantante meno che mediocre il cui solo talento, tripartito, sarà solo una grande insipienza, supponenza e ignoranza. In poche parole, la "luciferazione" di un autentico abbaglio.


Confronta:  (D)istruzione di una voce lirica per mancanza di studio tecnico-vocale:

"Era tutto strillato e soprattutto il REPERTORIO era SBAGLIATO e PREMATURO; ma visto che avevo la voce NATURALE potevo fare tutto, eh sì cari lettori, dalla fine del primo anno fino al terzo, il mio repertorio (Con concerti vari anche importanti e finali di concorso) si è diviso tra:
WAGNER, PUCCINI, VERDI ed un certo MOZART piuttosto spinto……E BASTA.
Ah dimenticavo! Se con la prima avevo ottenuto un bel precontatto nodulare, con la seconda, ho avuto la grande gioia di ritrovarmi con una aritenoide collassata che mi ha messo la laringe KO  (con tanto di visite da foniatri molto costosi e poco attendibili visto che per loro potevo passare da Carmen ad Anna Bolena)"...



Buono studio a tutti! M° Astrea Amaduzzi

APPENDICE: LA TECNICA VOCALE SECONDO ALCUNI GRANDI CANTANTI


Aureliano Pertile:
« Non credo vi sia una impostazione diversa per ogni singola gola. Vi sarà per ogni individuo qualche lievissima differenza, che costituisce la particolarità, l'individualità; come ognuno ha il proprio timbro, la propria voce, la propria estensione. Ma come l'emissione della voce parlata è un fatto fisiologico comune a tutti, ed è data dalle corde vocali che vibrano sotto l'azione dell'aria emessa dai polmoni, nel movimento così detto di espirazione, così la voce cantata ha delle regole fisiologiche tanto precise e naturali, che devono essere uguali a tutti. E siccome tutti adoperano la voce parlata (che pure negli oratori è fonte di studio e di regola per la durata e l'effetto), pochi hanno le qualità e la voce per riuscire buoni cantanti.
Ad ogni modo è mia ferma convinzione che tutti (purché forniti di doti musicali) in proporzione dei loro mezzi potrebbero cantare, e che il miglior cantante è quello che di più si avvicina a mettere concordemente in moto, il più naturalmente possibile, i vari organi che per la voce cantata la natura ci offre. (...)

Dico impostazione, perché ritengo che la voce, di qualunque genere sia, debba essere emessa in quella data maniera che madre natura esige; e per esprimere "che il cantare naturale è proprio la cosa più difficile, essendo il linguaggio comune il parlare, mentre il canto è un linguaggio speciale riservato a certi privilegiati, ai quali occorre uno studio ed una esperienza fuori del normale".

A prova di ciò voi troverete che nessuna voce è impostata naturalmente, e che tutti coloro che sono riusciti veramente squisiti cantanti hanno studiato anni e anni. Vorrei aggiungere che non si è mai studiato abbastanza, e che sempre vi è qualcosa da imparare. Di coloro, che prima di studiare avevano voce, e cantavano romanze su romanze, e poi dopo due o tre anni di studio sono rimasti senza voce, molti dicono: «quando cantavano naturalmente, cantavano bene; poi i maestri e lo studio li hanno rovinati». Ciò, a mio avviso, non è esatto. Essi cantavano con la gioventù e con la forza (...) »

Intervistato da Arnaldo Fraccaroli (giornalista del "Corriere della Sera", amico di Giacomo Puccini e autore di quattro volumi dedicati al compositore lucchese), il celebre tenore Aureliano Pertile, a quell'epoca ormai passato all'insegnamento, ammoniva i giovani studenti di canto così:

«Si dice che il canto è natura. Non basta. Adesso i giovani sono impazienti: si studia poco, e non sempre bene. Si vuol arrivare troppo presto, e così non si arriva affatto. A molti manca l'arte di accentuare la parola, la frase: manca cioè il colore. Molti gridano credendo di cantare forte. Bisogna convincere i giovani che occorre studiare con pazienza, con costanza.»

(da: Domenico Silvestrini - "Aureliano Pertile e il suo metodo di canto" - Bologna, Aldina Editrice, 1932)



Giacomo Lauri - Volpi:
"Maria mi fece comprendere amabilmente ch'io abusavo del dono naturale. "La tua stanchezza - mi diceva - non deriva dalla fatica del cantare, ma dall'errata emissione dei suoni. L'esercizio metodico, sostenuto dalla disciplina di una tecnica esatta, non potrebbe provocare l'afonia che ti affligge. La voce naturale anche la più dotata, non sarebbe sufficiente a superare neanche le difficoltà dell'atto del Nilo"
(da: G. Lauri Volpi - "L'equivoco", 1938)


http://mottitecnicavocale.blogspot.com/2015/08/franco-corelli-insegna-la-tecnica-delle.html

Franco Corelli:
<<Quando cantavo agli inizi, non pensavo a dove collocare una nota; aprivo la bocca e cantavo. Quello non è cantare con la tecnica, è un canto naturale. Cantare con la tecnica è quando si pensa a dove mettere la voce. Tutte le note devono andare verso lo stesso punto...
[Cantò "I, E, A, O, U", poi ripeté questa sequenza in modo errato con ciascuna delle cinque vocali eseguita con differenti aperture e chiusure, e con diversi tipi di posizionamento, alcuni chiari ed altri scuri.] Tutte le vocali devono essere dirette verso lo stesso punto.>>
<<When I sang in the beginning, I never thought where to place a note; I opened my mouth and I sang. That is not singing with technique, that is natural singing.
Singing with technique is when you think where to place the voice. All the notes must go toward the same point...
[He sang "ee, eh, awe, oh, oo", then he repeated this incorrectly with each vowel done with different openings and closings, different types of placement, some bright and some dark.] All vowels must be directed to the same point.>>



Beniamino Gigli:
"...Bisogna saper usare bene la giusta tecnica di emissione assieme alla respirazione diaframmatica... ...cantando sul fiato e sulla parola, appoggiando in maschera senza usare suoni gutturali o nasali..."
Ringraziamo il sito http://www.michelangeloverso.com/Gigli_IT.htm per l'importante contributo



Ugo Benelli racconta le lezioni che gli impartiva il suo Maestro:
- Senti, in realtà che cosa facevate durante le lezioni?
Dei grandi vocalizzi, lui non voleva assolutamente che cantassimo pezzi d'opera. Tutt'al più aveva delle frasi che lui aveva composto e alla fine dei vocalizzi ci faceva fare queste frasi che ricordo ancora, erano molto poetiche, perché era un uomo di grande cultura: "O fior, o fior di gioventù io t'ho goduto, io t'ho goduto un dì". E su queste frasi praticamente si spaziava in tutte le note, si saliva alle note acute per poi scendere alle note gravi, oppure l'altra era: "Ella la testa sovra me chinava e il vento ai sogni un fremito donava." Erano le frasi musicate da lui che ci faceva fare, era il massimo di canto che lui ci concedeva.

Enzo Dara:
Perché il TEATRO DELL'OPERA prima di tutto è arte, cesello, morbidezza, tecnica vocale perfetta, anima e cuore, parola e scena teatrale, e non è cinema. Tratto da: La preziosa scuola di canto italiana: Enzo Dara racconta la sua esperienza

Confronta anche:
GALLIANO MASINI SULLA TECNICA VOCALE (da un'intervista effettuata a Livorno al celebre tenore Galliano Masini ottantenne il 6 dicembre 1976 nel circolo lirico a lui dedicato)

Maria Callas sul sistema tecnico vocale impartito dalla sua Maestra Elvira De Hidalgo:
"Bisogna mantenere la voce leggera, mai forzata, agile come il corpo di un atleta...Questa leggerezza che cercavo non era solo una parte della scuola di bel canto che la Hidalgo mi insegnava: era una parte della sua filosofia, secondo la quale la voce deve essere messa in una zona dove non è troppo grande nel volume, ma tuttavia penetrante."

e ancora, SCUOLA DI CANTO E TECNICA VOCALE (audio-video, in particolare al minuto 31.31) :

 Pavarotti: "Mi diceva la figlia di Pinza che suo padre quando ha cominciato a cantare aveva pochissime note, ne aveva tre o quattro belle nel centro e su queste tre o quattro note il suo maestro per degli anni, per due o tre anni, ha costruito quella che è una delle più belle voci da basso di tutti i tempi"

- da tutte le cose che abbiamo detto viene fuori, credo, una conclusione: che praticamente c'è veramente molto poco da parte della natura e molto di più da parte dello studio!

Pavarotti: "Se fosse vero il contrario ci sarebbero centomila cantanti, perché almeno sono centomila le voci bellissime esistenti nel mondo..."






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