mercoledì 24 agosto 2022

RIGOLETTO A CREMONA - Il festival internazionale itinerante di Belcanto Italiano dedica allo storico baritono Aldo Protti la recita al teatro Filo

Il prossimo 5 settembre 2022, al Teatro Filo di Cremona, dedicheremo (dopo aver omaggiato concertisticamente negli anni precedenti Beniamino e Rina Gigli, Tito Schipa e Giacomo Lauri-Volpi) la nostra rappresentazione del RIGOLETTO di Verdi allo storico baritono Aldo Protti, il maestro della terza maestra di Astrea Amaduzzi, soprano lirico puro e docente internazionale di bel canto dell'Accademia Nazionale di Belcanto Italiano di Alessandria: e la linea del suono "coperto" continua di generazione in generazione...

I concerti in precedenza tenuti ed organizzati dall'Ass. Belcanto Italiano (e da Belcanto Italiano Masterclasses e dall'Accademia Nazionale di Belcanto Italiano) dedicati a grandi cantanti del passato sono stati i seguenti:

- Concerto 'Dalla Schola Cantorum al Belcanto Italiano' dedicato a Beniamino Gigli, nel 59° anniversario della scomparsa, nella Chiesa centrale di Santa Maria Addolorata, in Piazza Buenos Aires, a Roma il 30 novembre 2016 [--> https://www.epochtimes.it/news/roma-un-concerto-di-belcanto-in-ricordo-di-beniamino-gigli/];
- Concerto in omaggio a Beniamino e Rina Gigli, intitolato "Capolavori del Belcanto nella musica sacra", nella Cattedrale di San Flaviano a Recanati il 30 agosto 2017 [--> https://www.ilcittadinodirecanati.it/notizie-recanati/35287-concerto-di-belcanto-e-musica-sacra-nella-cattedrale-di-s-flaviano-con-il-soprano-astrea-amaduzzi-in-omaggio-a-beniamino-e-rina-gigli-all-organo-il-m-mattia-peli];
- Concerto di musica sacra dedicato a Tito Schipa, nella Chiesa di S.Giorgio M. in Solignano (Modena) il 25 luglio 2021 [--> https://www.gazzettadimodena.it/tempo-libero/2021/07/19/news/a-castelvetro-belcanto-italiano-per-celebrare-tito-schipa-1.40516238];

oltre ad essere stati chiamati come Belcanto Italiano Duo ad omaggiare Beniamino Gigli e Giacomo Lauri-Volpi alla Sala Maffeiana del Teatro Filarmonico di Verona in due importanti eventi musicali organizzati da Alberto Chiàntera del Museo della Radio:
- “Il Belcanto Italiano nella scuola di Gigli tra passato e futuro”, Concerto nel 60° anniversario della scomparsa di Beniamino Gigli, alla presenza di Beniamino Gigli junior nel 'ridotto' del Filarmonico, che ha fatto il tutto esaurito, e del tenore Ugo Benelli - 23 novembre 2017 [--> https://www.cronachecult.it/il-belcanto-italiano-nella-scuola-di-gigli-tra-passato-e-futuro/]
- “IL TENORE GIACOMO LAURI-VOLPI MITO E STORIA DI UNA VOCE TRA DUE SECOLI” – Incontro internazionale con concerto lirico nel 40° anniversario della scomparsa del Tenore di Lanuvio” - 14 marzo 2019 [--> https://www.veronanews.net/giacomo-lauri-volpi-mito-e-storia-di-una-voce-stasera-in-sala-maffeiana/]
e ad omaggiare Beniamino Gigli, espressamente chiamati da Beniamino Gigli junior, nipote diretto del celebre tenore recanatese, nei seguenti eventi:
- “Beniamino Gigli: la grande occasione” - Teatro "G.Persiani" di Recanati, 7 maggio 2017 [--> https://www.ilcittadinodirecanati.it/notizie-recanati/33443-domenica-7-maggio-concerto-la-grande-occasione-in-onore-a-beniamino-gigli-nella-ricorrenza-del-60-anno-dalla-sua-scomparsa]
- "Beniamino Gigli - La Grande Occasione International" - Sala Accademica del Conservatorio di Musica "Santa Cecilia" in Roma - 26 maggio 2018 [--> https://associazionegiglirecanati.blogspot.com/2018/06/beniamino-gigli-la-grande-occasione.html]

Le ragioni della dedica a Protti, quanto al prossimo 5 settembre, vengono ricordate così dalla fondatrice e direttrice dell'Accademia alessandrina:
"C'è una particolare affezione alla figura di Protti per me" - spiega il M° Astrea Amaduzzi - "perché Protti è stato diretto Maestro della mia insegnante di canto. Il sistema che lei mi ha trasmesso infatti è quello del "suono coperto" che non è così elementare come il canto aperto che va di moda oggi. Ma il canto aperto anche se apparentemente più semplice, è sicuramente meno interessante e più banale, e alla lunga distrugge le voci, mentre il sistema coperto della scuola d'oro del canto italiano, nel tempo, e con uno studio costante, dona risultati eccezionali e raffinatissimi".

Tutto questo è possibile, sì, ma... solo con BELCANTO ITALIANO!!!

M° Mattia Peli - Ravenna, 24 agosto 2022

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...così hanno parlato di noi...

Rassegna stampa:

CREMONA SERA

https://cremonasera.it/cronaca/torna-la-lirica-al-filo-rigoletto-in-scena-il-5-settembre

Il Filo, il 5 settembre alle 20,30, aprirà le porte alla lirica. Proprio nel gioiellino di Piazza Filodrammatici avrà luogo un omaggio al baritono cremonese Aldo Protti.

"Abbiamo scelto di portare in scena Rigoletto, omaggiando ne anche uno dei maggiori interpreti, esattamente come è scritto da Giuseppe Verdi - commenta Astrea Amaduzzi, interprete di Gilda e co-organizzatrice dell'evento - in costume storico e con regia tradizionale. Non faremo, come va di moda ora, stravolgimenti o ambientazioni strane. Porteremo una selezione (senza coro) sul palco del Filodrammatici mettendo a frutto tutta l'esperienza del Belcanto, che ha dato il nome alla nostra compagnia ed alla nostra Accademia di cantanti. In scena avremo infatti nei ruoli principali i professionisti, e nei ruoli comprimari gli allievi da noi preparati rigorosamente."

Uno spettacolo che rappresenterà anche scenicamente le parti principali dell'opera, accompagnata al pianoforte e diretta da Mattia Peli.

"Vogliamo puntare sulle mezze voci, sui pianissimi, sui colori prescritti da Verdi e descritti nelle sue lunghe lettere" chiosa il Maestro Peli.

Un concetto, quello della compagnia itinerante, che nella storia ha affiancato (sopratutto nel repertorio dell'operetta) il lavoro dei teatri tradizionali. Parte della diffusione  del melodramma è merito di queste compagnie. Un po' con questo spirito approda a Cremona la Compagnia Lirica Internazionale di Belcanto Italiano

Un appuntamento quindi da non perdere, assaggio estivo di lirica prima della stagione teatrale cittadina di OperaLombardia.

LB

 
CREMONA 1 TV

 
 

 
CREMONA OGGI


È stato definito ‘il più celebre Rigoletto’ del dopoguerra, protagonista naturalmente a teatro ma anche in televisione dell’opera verdiana e di altri innumerevoli titoli: è il baritono cremonese Aldo Protti, cui è dedicato il concerto in programma lunedì 5 settembre alle 20.30 al teatro Filo di Cremona, organizzato dalla Compagnia Lirica Internazionale di Belcanto Italiano.

Sul palco saliranno allievi e insegnanti dell’Accademia di canto proprio sulle note del “Rigoletto” in un omaggio a Protti, artista che la docente di canto Astrea Amaduzzi, soprano interprete di Gilda, ricorda con stima e gratitudine: “Aldo Protti è stato fra gli insegnanti della mia maestra di canto, Carmela Remigio, da lui ha appreso il sistema tecnico-vocale del ‘suono coperto’ che mi ha trasmesso”.

Lo spettacolo non prevede orchestra e scenografie, ma intende focalizzare l’attenzione del pubblico sul contenuto dell’opera e sopratutto l’esecuzione degli artisti: le voci saranno dirette e accompagnate al pianoforte da Mattia Peli. La Compagnia alterna studio ed esibizioni nei teatri del territorio nazionale, contribuendo a diffondere la tradizione dell’opera: “La Compagnia Belcanto Italiano si propone di riportare in auge la bellezza del belcanto che è tutto italiano e si fa risalire al 1607 con l’Orfeo di Monteverdi”, racconta Amaduzzi. L’ingresso al Filo per “Rigoletto” è ad offerta libera con prenotazione. 

 

LA PROVINCIA 


Lirica al Filo, serata dedicata ad Aldo Protti con "Rigoletto"

CREMONA. Lunedì 5 settembre alle 20,30 la Compagnia Lirica Internazionale di Belcanto Italiano - sotto la guida di Astrea Amaduzzi (direttore artistico, soprano e vocal coach) e Mattia Peli (direttore musicale e pianista) - metterà in scena al teatro Filo il "Rigoletto" di Giuseppe Verdi.
Un appuntamento imperdibile, per almeno due motivazioni di fondo. Anzitutto per rendere merito alla compagnia, già apprezzata tre anni fa, sempre al Filo, per "Traviata". Alla compagnia inoltre va dato merito per l'arduo e costante lavoro svolto per divulgare il patrimonio operistico nazionale, nel più rigoroso rispetto della volontà dei compositori, soprattutto attraverso l'opera di preparazione e perfezionamento di giovani allievi provenienti dall'Italia e dall'estero.
Inoltre, la serata sarà dedicata alla memoria del grande baritono cremonese Aldo Protti, che del personaggio verdiano fu un indimenticabile e insuperato interprete.
Fra i protagonisti dell'opera figurano: la stessa Astrea Amaduzzi (nel ruolo di Gilda), Pier Zordan (Rigoletto), Eero Lasorla (Duca di Mantova), Arianna Richeldi (Maddalena) ed Emmanuel Fullerton (Sparafucile). I ruoli minori sono ricoperti da: Stefano Gennari, Davide Mazza Spantigati e Vizsnyai Botond. Maestro al pianoforte e direttore musicale, Mattia Peli.
L'ingresso è gratuito, con offerta libera e con prenotazione obbligatoria via telefono o WhatsApp al numero 3475853253.

"La Provincia" (Cultura & Spettacoli) - Domenica, 21 agosto 2022

 

WELFARE CREMONA NETWORK

https://www.welfarenetwork.it/al-filo-di-cremona-belcanto-italiano-con-il-rigoletto-dedicato-ad-aldo-protti-20220822/

Un teatro elegante e dall'acustica eccellente come il Filo di Cremona, un pubblico appassionato, la compagnia Lirica che porta il prestigioso marchio di Belcanto Italiano, a rappresentare un "movimento" artistico, fondato dieci anni fa dal soprano Astrea Amaduzzi, dal quale ha preso vita nel novembre 2018 l'omonima Accademia, con sede ad Alessandria: questi gli ingredienti che fanno presagire un allestimento, in forma semi-scenica, tutt'altro che ordinario.

Con il patrocinio del Comune di Cremona, il supporto della direzione artistica del Teatro Filo, la collaborazione dell'Adafa e della Società Filodrammatica di Cremona, per il "Rigoletto" di Verdi, in selezione, firmato dall'Accademia Nazionale di "Belcanto Italiano", il 5 settembre 2022 si riuniranno interpreti dall'Italia e dall'estero.

La recita si pone come un messaggio artisticamente controcorrente dove tutto sarà condotto "all'antica", nel senso più nobile del concetto.

La cura tecnica delle voci, del fraseggio, dell'arte scenica, dei costumi teatrali sono estremamente cesellate, mentre la conduzione di Belcanto Italiano rende tutto più "essenziale" - muovendosi senza coro e orchestra, ma lasciando l'accompagnamento musicale al tocco pianistico del Maestro Mattia Peli la cui direzione musicale mira a realizzare, con raffinatezza di dettagli, tutto ciò che il compositore ha prescritto originariamente in partitura: a cominciare dalla varietà delle dinamiche vocali e strumentali, dal pianissimo al fortissimo, volute da Verdi, ma comunemente quasi sempre disattese al giorno d'oggi.

Belcanto Italiano va dunque nella direzione opposta rispetto alla moda attuale con la quale si preferisce portare il melodramma a snaturarsi spesso, più che altro, in un evento cinematografico lontano dall'idea del creatore dell'opera: per questo, in questo caso, la regia è realizzata dagli stessi cantanti e nel rispetto del senso espresso dalla musica.

"Abbiamo deciso anni fa di iniziare mettendo in campo un'idea certamente non semplice da portare avanti" - spiega Astrea Amaduzzi, artista lirica, docente di canto e proprietaria del marchio "Belcanto Italiano" - "lavorando, ad esempio, non solo sul fronte della ricerca storica, ma essendo vicini concretamente, un giorno dopo l'altro, a fianco di tutti gli studenti di canto che provenienti da varie parti del mondo ci hanno chiesto aiuto per sistemare tecnicamente la loro voce: tra questi sono stati selezionati i più motivati e i migliori, che dopo un percorso formativo sono entrati a fare parte della Compagnia Lirica Internazionale di Belcanto Italiano".

Questo affiatato team artistico dedica la recita di Rigoletto, nel cuore della città di Cremona, all'indimenticabile figura del baritono Aldo Protti.

"C'è una particolare affezione alla figura di Protti per me" - spiega il M° Astrea Amaduzzi - "perché Protti è stato diretto Maestro della mia insegnante di canto. Il sistema che lei mi ha trasmesso infatti è quello del "suono coperto" che non è così elementare come il canto aperto che va di moda oggi. Ma il canto aperto anche se apparentemente più semplice, è sicuramente meno interessante e più banale, e alla lunga distrugge le voci, mentre il sistema coperto della scuola d'oro del canto italiano, nel tempo, e con uno studio costante, dona risultati eccezionali e raffinatissimi".

Gli interpreti della Compagnia formano un gruppo che riunisce professionisti e studenti di canto da varie parti del mondo e d'Italia: il Duca di Mantova sarà il tenore Eero Lasorla (Finlandia), Gilda dalla voce angelica e dalla tecnica solidissima, l'abruzzese Astrea Amaduzzi (Italia), Sparafucile, il basso Emmanuel Fullerton (Nicaragua). Il giovanissimo Matteo Borsa, è il tenore diciottenne Vizsnyai Botond (Romania), mentre la giovane modenese Arianna Richeldi porterà su un palcoscenico così illustre ben quattro personaggi: la Contessa di Ceprano, Giovanna, il Paggio e Maddalena. Marullo è il baritono Davide Spantigati, dal Piemonte, mentre la voce dal timbro brunito di Stefano Gennari, dalle Marche, porterà in scena Monterone ed il Conte di Ceprano.

Protagonista del titolo verdiano, nei panni di Rigoletto: il baritono veneto Pier Zordan, vincitore nel '94 del XV concorso "Mattia Battistini" di Rieti, affermatosi al teatro "Vespasiano", con la regia di Franca Valeri, nel ruolo di Tonio nei "Pagliacci" di Leoncavallo.

La conduzione musicale, dal pianoforte, è di un eclettico Mattia Peli, anche violinista, compositore e direttore, parmigiano, che porta alta la bandiera dell'Emilia-Romagna con una lettura attentissima allo spartito verdiano.

Per l'ingresso con offerta libera al "Rigoletto" messo in scena al Teatro Filo di Cremona il 5 settembre 2022 alle ore 20.30, è richiesta una prenotazione obbligatoria via telefono o WhatsApp al numero 3475853253.

 


"Belcanto al Filo" - Lunedì 5 c'è Rigoletto dedicato ad Aldo Protti - LA PROVINCIA, 27.08.2022

mercoledì 3 agosto 2022

Il ruolo "baritenorile" del Conte d'Almaviva rossiniano

 

Il ruolo del Conte d'Almaviva 'rossiniano' è stato pensato per essere interpretato da tenori lirico-leggeri, come comunemente accade in epoca modena?  La realtà storica mostra il contrario: il primo interprete Manuel Garcia padre (che creò il Conte d'Almaviva nel 1816) era un tenore del genere del "baritenore", così come Nicola Tacchinardi (padre del celebre soprano Fanny Tacchinardi-Persiani, creatrice del ruolo di Lucia di Lammermoor nel 1835) e nel Novecento i famosi ed eccellenti grandissimi tenori dal 'timbro baritonale' Fernando De Lucia ed Hermann Jadlowker!

L'Ottocento:

GARCIA
Una delle grandi innovazioni di Rossini fu di comporre la parte del Conte d'Almaviva del "Barbiere" per uno dei più valenti tenori baritonali dell'epoca, Manuel Garcia, con una scrittura eccezionalmente ardua nel rondò "Cessà di più resistere" dell'ultimo atto. (R.Celletti - VOCE DI TENORE, 1989)

(...) per le contrade della Spagna (...) il primo nome è già mitico, il tenore e compositore Manuel Garcia, padre del baritono Manuel Patricio, di Maria Malibran e di Pauline Viardot. La sua scheda vocale contemplava un timbro e una corposità baritonaleggianti, squillo, smalto lucente, fraseggio vigoroso, temperamento irruente, focoso. Un tale splendore non veniva meno nel canto fiorito, con un mordente e una 'verve' pieni di accensione, saldamente sorretti da una sicurezza cristallina che giungeva all'infallibilità. Basti ricordare l'aria finale del "Barbiere", "Cessa di più resistere", un monumento elevato alla difficoltà (la seconda parte diventa il rondò della "Cenerentola"): i tenori hanno sempre cercato di evitarla, salvo che in questi ultimi anni, ma di rado, mentre Garcia ne aveva fatto uno dei punti dove appoggiare la leva di un'abilità spericolata. (G.Marchesi - CANTO E CANTANTI, a Rodolfo Celletti - cap. II, L'Ottocento - 1996)

Nel "Barbiere" abbiamo, con il conte Almaviva, il ritorno a tessiture centrali. (...) Almaviva fu composto per Manuel Garcia padre, che era un baritenore, sia pure molto esteso nel suo genere. (...)
Anche il baritenore rossiniano sale a volte al do4 e perfino al re4, avvalendosi dell'emissione in falsettone. Generalmente il baritenore canta a voce piena fino al sol3 o la3 bemolle (sono le note più acute del baritono moderno) e quindi entra in registro di testa puro, producendo suoni bianchi, ma non privi di vibrazioni e di forza di penetrazione. (...) Il baritenore è anch'egli chiamato, come il tenore contraltino, a una vocalità ricca di fiorettature e di ornamenti (trillo incluso) (...)
Comunque, anche dai princìpi esposti da Garcia [figlio], si deduce che una legge fondamentale del canto nel periodo rossiniano (ma si trattava, in realtà, d'una regola nata con il belcantismo) era la varietà dei forti e dei piani, nonché un assiduo uso di tutte le tinte intermedie. Altrettanto fondamentale era la regola che bisognava variare un motivo tutte le volte che esso si ripeteva (...)
Quanto al trillo, tutte le voci femminili al tempo di Rossini, ne erano dotate e l'eseguivano sotto varie forme; le voci maschili, ci avverte Gilbert Louis Duprez, l'eseguivano generalmente a mezzavoce. Soltanto pochi cantanti erano capaci di eseguire un trillo a piena voce. Duprez attribuisce questa capacità al tenore Rubini, al baritono Barroilhet e al basso Lavasseur. Era comunque dotato d'un trillo a voce piena, sonorissimo, anche il tenore Manuel Garcia padre. (R.Celletti - STORIA DEL BELCANTO - Rossini. Tipi vocali rossiniani - 1983)

-->  http://belcantoitaliano.blogspot.com/2014/09/il-manuale-di-canto-di-manuel-garcia.html

TACCHINARDI                                                                                                                                   Dopo Manuel Garcia padre, nel 1816 al Teatro Argentina di Roma, ecco un'altro "tenore baritonale" che faceva benissimo anche le agilità, come giustamente ricordato dal Celletti: Nicola Tacchinardi, il quale affrontava nell'autunno del 1820, pochi anni dopo la prima assoluta del Barbiere rossiniano, il ruolo del Conte d'Almaviva alla Scala di Milano!

In "Rossini e la Musica, ossia Amena Biografia Musicale, Almanacco per l'anno 1827. Anno I.°" così vengono sintetizzante le sue qualità vocali: <<I meriti principali che vengono attribuiti al canto del Sig. Tacchinardi sono robustezza sonora, nitidezza infinita, agilità della voce che lo tramanda, e intelligenza di adattarlo alla scena. Le sue primarie arene di gloria furono Parigi, Roma, Venezia ove destò entusiasmo inenarrabile nell' "Otello", e il R. Teatro di Torino, d'onde, sostenendo la parte di Jarba nella "Didone", le fioriture del suo canto ebbero palma su quelle del soprano Velluti.>>

Tacchinardi fu anch'egli un tenore baritonale, ma in grado di sostenere tessiture molto acute grazie a un uso abilissimo del falsettone, al quale saliva riuscendo a mantenere il suono omogeneo con quello del registro di petto. Il timbro era molto bello (non però come quello di Crivelli) e alla potenza s'univa una provetta agilità. Aveva gusto nell'ornamentazione e nelle variazioni, il fraseggio era dolce o vibrante a seconda delle situazioni, accentava con eloquenza e senza eccedere in enfasi. In Italia fu ritenuto un grande attore, specie nel gioco della fisionomia. (R.Celletti - VOCE DI TENORE, 1989) 

--> https://belcantoitaliano.blogspot.com/2017/03/il-tenore-nicola-tacchinardi-sulla.html

--> http://belcantoitaliano.blogspot.com/2017/07/il-tenore-nicola-tacchinardi-sulla.html

Come indicato sempre da Celletti:
Il tenore baritonale nelle opere serie italiane di Rossini trova largo spazio, ad esempio impiega il baritenore nel "Tancredi" (Argirio). (...) Nozzari, il più tipico baritenore rossiniano - dopo "Elisabetta regina d'Inghilterra" (Leicester) - sarà Otello nell' "Otello", Rinaldo nell' "Armida", Osiride nel "Mosè". (...)
E' soprattutto nell' "Armida", comunque, che Rossini affronta con decisione il problema di far cantare d'amore il baritenore; e lo risolve nei duetti Rinaldo-Armida ("Amor possente nome" del primo atto, "Dove son io" del secondo, "Soavi catene" del terzo) indirizzandosi verso una sensualità espressa da melodie ricche di ornamenti (in specie gruppetti) o fittamente fiorettate. 

Di solito, però, Rossini è troppo "belcantista" perché il baritenore possa ispirargli spunti davvero amorosi e melodie soavi e languide, oppure sognanti. Anche quando il baritenore è padre o antagonista, l'accoramento, la pateticità vengono a mancare. Il personaggio è in genere indirizzato verso il canto di forza, che trova le formule più tipiche in salti ascendenti, spesso accentuati, all'avvio, dal ritmo puntato, come in questa frase di Aureliano ("A pugnar m'accinsi o Roma", atto I). Nella vocalità di forza, comunque, è Otello che fa testo, sia nel Vivace marziale d'entrata ("Ah! sì per voi già sento"), sia nel veemente duetto con Iago ("L'ira d'avverso fato", atto II), sia nella scena conclusiva dell'opera. (...)


Il baritenore in veste di amoroso come alternativa al contralto <in travesti> era una soluzione che, ancor prima di Rossini, era stata adottata da altri operisti, ma che poneva sul tappeto il problema di chi avrebbe dovuto sostituire il tenore baritonale nei ruoli di padre, di antagonista, di tiranno, di traditore e simili. Il rimedio iniziale fu di continuare a servirsi, per questi ruoli, di un baritenore, ovviando all'uniformità timbrica che ne derivava scrivendo o per l'amoroso o per l'antagonista una parte dalla tessitura relativamente più alta dell'altra. Nell' "Achille" di Paer, ad esempio, sono baritenori sia il protagonista che Agamennone, ma la tessitura del primo è più elevata. Nell' "Elisabetta" di Rossini si ha la situazione opposta: Norfolk, che fu impersonato da Manuel Garcia padre, è un baritenore più acuto di Leicester (Nozzari).
L'impiego plurimo del baritenore provocò, in talune opere di Rossini, una situazione timbricamente assai confusa e senza dubbio monocorde. Nell' "Armida", caso limite, agirono simultaneamente, tra amoroso (Nozzari), antagonista, condottiero di eserciti, mago e caratteristi, ben sette tenori baritonali. La via d'uscita fu però suggerita a Rossini dal tenore d'opera comica o di mezzo carattere. (...)
Il baritenore (...) è più incline ai grandi intervalli che portano repentinamente la voce da un suono grave a uno acuto o viceversa (canto detto di sbalzo).

N.B. Con Lindoro dell' "Italiana in Algeri", scritto per Serafino Gentili, e con don Narciso, scritto per Giovanni David, si ha la comparsa di tenori piuttosto chiari, dal timbro brillante e dalla gamma molto estesa, che all'epoca venivano definiti <tenorini>.
Anche Garcia padre aveva in repertorio l' "Italiana in Algeri", ma di fronte all'acutissima tessitura e alla scrittura prevalentemente sillabica di "Languir per una bella", abbassava l'aria di un tono e mezzo, eseguendola in do maggiore anziché in mi bemolle!!! (R.Celletti - STORIA DEL BELCANTO - Rossini. Tipi vocali rossiniani - 1983)

Altro esempio, la cavatina di Gernando "Non soffrirò l'offesa" scritta per il tenore baritonale Claudio Bonoldi.
Fresco del debutto l'anno prima alla Scala (nell' "Annibale in Capua" di Farinelli), era già un divo:
"Bonoldi, oh, Bonoldi è un tenore per il Teatro alla Scala, piace e piacerà e scommetterei che per la sua voce forte e ben distesa sarà il tenore alla moda"; "piuttosto baritono che tenore ha una voce rotonda ed intuonata e canta bene"; "ha gran voce, ed arte di ben usarne; lo vorremmo un po’ meglio ordinato nel portamento e nel gesto"  ("Il Redattore del Reno", 8 gennaio 1811)
Tenore con timbro e volume di baritono, il B. fu "artista di potenti mezzi vocali e grande arte" (Schmidl).
Di lui si scriveva, sotto al suo ritratto: "Questo lodatissimo Tenore corre con somma lode la difficile carriera musicale, ed ottenne sempre meritati applausi non meno per la sua voce che per il bel metodo di Canto."



Il Novecento:

DE LUCIA
Dal 1840 in poi, il nuovo repertorio - in specie quello di Verdi - condusse spesso al San Carlo cantanti di scuola meridionale e scoppiò una delle tante polemiche Nord-Sud. A Milano s'urlava, a Napoli si cantava. Tesi eccessiva, ma non del tutto destituita di fondamento, stando a qualche testimonianza. Anche dopo la conversione a Verdi - e poi alle opere veriste e naturaliste - il pubblico del San Carlo rimase il più belcantista e severo d'Italia. Nel 1878 andò in estasi per la Patti, ma nel 1879 la presenza della diva non evitò fischi al di lei amante, il tenore Nicolini. Imparzialmente i melomani napoletani amarono tanto il tenore Roberto Stagno, siciliano, che il tenore Gayarre, spagnolo. Bruciarono poi incensi per il re dei baritoni, Battistini, che era romano, e per il soprano Bellincioni, che era lombarda, e non si stancarono mai d'ascoltare l'ultimo "rosignolo di Napoli", il tenore Fernando De Lucia, che tra il 1835 e il 1917 cantò spessissimo al San Carlo. La disputa del 1902 se nell'Elisir d'amore fosse migliore De Lucia o il giovane Caruso (entrambi erano napoletani) fu forse l'ultimo bagliore del culto dei napoletani per il canto cesellato. De Lucia "cesellava", Caruso no. Poi, gradatamente, anche il pubblico del San Carlo si rassegnò alla sorte degli altri pubblici, che fu quella di perdere la propria identità a misura che la perdevano i teatri di tutto il mondo. (R.Celletti - La grana della voce, 2000)

De Lucia ha lasciato molti dischi, diversi dei quali registrati tra il 1903 e il 1908 (...) il colorito, per essere quello d'un tenore di grazia, era piuttosto scuro, non aveva nulla a che vedere con le inflessioni bianche dei tenorini. Quanto agli acuti, sono pieni e squillanti fino al La naturale. (...) De Lucia dimostra spesso, nei dischi, d'avere una spiccata personalità (...) che possedesse una mezzavoce quanto mai suggestiva e pianissimi insinuanti, che eseguisse impeccabilmente agilità e fioriture, è certo. Era uno dei cosiddetti "cesellatori", che amava procedere per contrasti, facendo seguire alla piena voce suoni esili e dolci (...) (R.Celletti - VOCE DI TENORE, 1989)

De Lucia nel ruolo del Conte d'Almaviva, nel "Barbiere di Siviglia" di Rossini - Monte Carlo, 1907

Patria (Gazzetta dei Teatri), 12 novembre 1885
His voice, of "baritonal" timbre, is inherently most agreeable and inspiring and, without being overpowering, is sufficiently robust and extensive. [He] sings with much art and can execute delicate and very refined inflections and "smorzature". He sings with expression...

Nación, 12 ottobre 1895 [Il barbiere di Siviglia, Teatro Nacional di Buenos Aires]
Sr. De Lucia showed not his mastery of singing in general, which there was no need to demonstrate, but sufficient of the Rossinian style and the decorated form for him to figure as one of the best interpreters of the part of Almaviva. To recognise him as such it would have sufficed to hear how he outlined, shaded in and then decorated the 'Ecco ridente in cielo', which brought him thunderous applause. In many places he sang passages, in "mezza voce" and "a fior di labbro", truly delicately and with similarly correct execution...

Pungolo, 28 febbraio/1 marzo 1902 [Il barbiere di Siviglia, San Carlo di Napoli]
Procida wrote:
De Lucia showed the greatness of his fascination in the first "serenata", 'Ecco ridente'. The penetrating sweetness of a voice that touches the innermost chords and exquisitely strikes the innate sentimentality of our audience immediately acted like a philtre; De Lucia modulated the sweet melody with a stimulating quality and a sentiment which are in the nature of the distinguished tenor; flexible, smooth, and caressing, his voice seduces by the beauty of its timbre. ...it is astonishing that a singer who is so knowing, and of such a sentimental nature, sustained a role in such a playful and strongly rhythmic music, which requires so much technical agility, without ever jumping a note, using a voice that is not usually exercised in such technical requirements, but [it] is dedicated to "Carmen", and which has become heavier as a result of his performance of Loris.

(citazioni in inglese riportate in: Michael E. Henstock - "Fernando De Lucia, Son of Naples 1860-1925" - Duckworth, 1990)


Jadlowker nel ruolo del Conte d'Almaviva, nel "Barbiere di Siviglia" rossiniano

JADLOWKER
Singolarissimo tenore, Hermann Jadlowker (...) aveva una voce molto ampia, il cui colorito baritonaleggiante presentava qualche analogia con quello di Caruso (...) non poteva competere con il fraseggio passionale e perentorio di Caruso, ma si rivaleva con una fonazione che consentiva un'eccezionale duttilità nell'uso delle mezzevoci e delle agilità. (...) Chi ascolta i suoi dischi ha la sensazione, in talune pagine del "Don Giovanni", dell' "Idomeneo", del "Barbiere di Siviglia", di udire uno dei leggendari baritenori preromantici, tanto esatta, veloce, impetuosa è la vocalizzazione e lucenti e cristallini sono i trilli. Sotto questo aspetto egli resta a tutt'oggi ineguagliato. (R.Celletti - VOCE DI TENORE, 1989)

La voce di Jadlowker aveva timbro stranamente scuro e sensuale (...) Le sue interpretazioni brillavano sempre per musicalità e buon gusto, ma soprattutto straordinaria era la tecnica: tra l'altro Jadlowker, che sembrava a volte, nella vocalizzazione, emulare i soprani d'agilità, possedeva un trillo stupendo, come documentano anche i suoi dischi (...) Eccelleva perciò in opere come il "Barbiere": l'incisione della cavatina pone in risalto la nitidezza delle fiorettature, così come l'aria dell' "Idomeneo" rispecchia la straordinaria fluidità dei suoi vocalizzi. Nonostante queste doti tipiche del tenore di grazia, la sua voce era ampia e voluminosa (...) (L.Riemens in: LE GRANDI VOCI, dir. R.Celletti - 1964)

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Ascolti:

Il Conte d'Almaviva rossiniano BARITENORE - 1904-1912

Rossini - "Ecco ridente in cielo" - Fernando De Lucia (1904)
Rossini - "Se il mio nome saper voi bramate" - Fernando De Lucia (1908)
Rossini - "All'idea di quel metallo" - Fernando De Lucia, Antonio Pini-Corsi (1906)
Rossini - "Ah! Qual colpo inaspettato" - Fernando De Lucia, Josefina Huguet ed Antonio Pini-Corsi (1906)
Rossini - "Ecco ridente in cielo" - Hermann Jadlowker (1912)