lunedì 2 dicembre 2019

La voce e l'arte di Fanny Tacchinardi-Persiani, nei giudizi critici della sua epoca (1832-1858)


Voce di "usignolo", fu la creatrice assoluta dei seguenti ruoli sopranili:
- Rosmonda in "Rosmonda d'Inghilterra" di Donizetti (27 febbraio 1834, Firenze)
- Lucia Ashton in "Lucia di Lammermoor" di Donizetti (26 settembre 1835, Napoli)
- Il ruolo del titolo in "Pia de' Tolomei" di Donizetti (18 febbraio 1837, Venezia)
- Erminia in "Il fantasma" di Giuseppe Persiani (14 dicembre 1843, Parigi)

Inoltre, dopo la prematura scomparsa della Malibran, che era stata la prima interprete di Ines nella "Ines de Castro" di Giuseppe Persiani, fu colei che fece trionfare la seconda versione della "Ines", composta dal marito Persiani, già nel 1836-'37 in Italia (Bologna, Venezia) e poi all'estero (Parigi e Londra, 1839-'40). In questa seconda versione, vi sono varie differenze rispetto alla prima versione per la Malibran, a cominciare dalle "tessiture" che dal trio Malibran-Duprez-Porto vengono spostate a quelle del trio Tacchinardi Persiani-Rubini-Lablache. La celebre romanza sopranile CARI GIORNI mantiene sostanzialmente la melodia originale ma variano il tempo, la scrittura dell'accompagnamento e la conclusione dell'aria che invece di terminare con un breve La basso (per la Malibran) finisce con un La acuto tenuto a lungo con effetto di "messa di voce" <> (per la Tacchinardi-Persiani). 




In questo articolo, viaggiando nel tempo, sono raccolte alcune impressioni e giudizi critici sulla voce e l'arte della celebre Fanny Tacchinardi-Persiani.
Buona lettura!

Il compositore belcantista GIUSEPPE PERSIANI

N.B. Il compositore recanatese scrisse anche in gioventù, nel 1826, l' "Abigaille", un Oratorio su soggetto biblico, ma in stile operistico, ricco di agilità virtuosistiche, ancora sotto l'influenza di Rossini. In seguito si sposò nel 1830 con Fanny Tacchinardi e compose sempre opere liriche (una dozzina), delle quali la più celebre rimane la "Ines" nella quale prevale uno stile più romantico che ricorda le atmosfere di Bellini e Donizetti.


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All'Esimia Cantatrice Signora FANNY TACCHINARDI PERSIANI, che con sommo plauso sostiene la parte di prima Donna assoluta nell'I. e R. Teatro degli Accademici Avvalorati di Livorno nell'Estate dell'anno 1832.

SONETTO

"Alma gentil che sì profondi in core
Di chi t'ascolta, e vede imprimer sai
Amore ed odio, e quanti affetti e guai
L'umana vita aspergon di dolore!

Lieta la Patria a te plauso ed onore
In questo dì comparte, e ognor sarai
Diletta a questo suolo, ove non mai
E' vano il merto, e la virtù non muore.

Felice te, che sul fiorir degli anni
A non orrevol men che dura meta
Di gloria sol bramosa alzasti i vanni!

Ben dritto egli è che lodi e gloria mieta
Rara virtude, e de' tuoi studj, e affanni
In cor superba andar tu debba e lieta."


(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 20 settembre 1832 - Album Teatrale)


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"Madama Tacchinardi-Persiani non è grande ma di belle forme: nella sua interessante fisonomia traspare un'ombra di dolce malinconia, e due occhi non meno vivaci che belli fan prova ch'ella conosce cosa sia un intimo sentire. Di sentimento è pure non dubbio indizio tutto il suo modo di rappresentare. Il suo metodo, il modo con cui dice i recitativi, tutto è bello e puro; essa è degna figlia ed allieva di suo padre, il tenore Tacchinardi, sì meritatamente celebrato."

(così viene descritta la persona e l'arte di Fanny Tacchinardi-Persiani, dal corrispondente milanese del periodico "Teatri, arte e letteratura" di Bologna, fascicolo del 1° agosto 1833)


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GAZZETTA TEATRALE
ROMA.

– Nella stessa sera del 26 si aprì anche il Teatro Valle col Pirata rappresentato del Tenore Poggi. Lo Spettacolo non poteva che ottenere sommi plausi poichè la parte di Imogene è appoggiata all'esimia Cantante Tacchinardi Persiani, di cui noi conosciamo tutti i pregi e che ormai può ritenersi a nessun'altra seconda.

(L'ECO - 15 gennaio 1834)

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Nello stesso mese di febbraio [1834], la sera del 26, alla Pergola di Firenze andava in scena "Rosmunda d'Inghilterra" - opera nuova di Donizetti. Trattandosi d'un melodramma, per noi del tutto sconosciuto, mi pare interessante riprodurre parte d'un articolo comparso alcuni giorni dopo quella prima rappresentazione:

«...Passiamo ora all'oggetto principale, cioè alla musica. Al pubblico piacque assai la prima sera e ne diede segni evidenti al nostro gradito Donizetti con replicati applausi e replicate chiamate al proscenio. Lo avrà forse ispirato la soavità del canto della Tacchinardi-Persiani? Crederemmo certamente che sì. (...) La cavatina di sortita di Duprez (Errico II) è d'un genere grande e Duprez la canta grandemente e in modo da entusiasmare. La stessa emozione si manifesta verso la Tacchinardi-Persiani (Rosmunda). Essa piace immensamente. La voce di questa prima donna non è molto forte, ma così limpida, pura e intonata che si gode tutto il suo talento e nulla si perde di quello che eseguisce con infinita precisione e buon gusto. Chi non riconoscerebbe, in specie nei recitativi, la degna allieva di suo padre?...»

Sempre a proposito della Persiani è notevole una notizia che ci dà la "Palestra" di Napoli. Dopo aver tessuto un lungo articolo di lodi intorno a questa cantante per la mirabile esecuzione della leggiadrissima opera del Fioravanti "Le cantatrici villane", quel giornale così scrive:

«La Tacchinardi-Persiani, che contribuiva così mirabilmente all'esito delle Cantatrici, non ha, disgraziatamente, nell' "Elisir d'amore" che ristrettissimo campo di farci gustare le tanto rare bellezze del suo dolcissimo canto, ed è stata questa cagione non lieve dello scarso effetto di quest'opera. Prova ne sia il vero fanatismo che ha destato il suo duetto con Lablache (Dulcamara) ed un' "aria" scritta appositamente per lei da Donizetti, aria che può dirsi veramente un parto felice dell'estro vivace del maestro bergamasco e mal potrebbesi con parole spiegare di quanto brio e nuovità sia intessuta».

Orbene, di quest' "aria", intercalata dal Donizetti in quella riproduzione dell' "Elisir d'amore" a Napoli, oggi noi non conserviamo traccia. E' strano.

(in: Gino Monaldi - "Cantanti celebri del secolo XIX" - Roma, Nuova Antologia, 1907)


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Giudizio critico sul trionfo della Tacchinardi-Persiani in "Beatrice di Tenda" e sul maestro Giuseppe Persiani intento alla composizione della sua nuova opera "Ines de Castro" :

EMPORIO TEATRALE

Al sig. Direttore del Giornale teatrale di Bologna
Napoli, 7 Dicembre 1834

Mi chiedete notizie de' nostri spettacoli, mentre di esse sono ripiene le pagine de' nostri Giornali; nè di ciò mi sorprendo, perchè alcuni di essi (tra quali l' "Omnibus" può vantare un primato) amalgamando la favola colla storia, giungerebbero ad offuscare il vero merito, se non fosse dato ai più sublimi ingegni di corrispondere con isprezzante e compassionevol sogghigno al vano ed irriquieto ronzìo di questi garruli novellisti.
[...] Non abbiamo adunque per ora che la "Sonnambula", opera, che per essere troppo sentita, non deve omai il fanatismo, col quale è accolta, che alla sola Malibran, ma come di questa si è tante volte a sufficienza e convenientemente parlato, così stimo opportuno il darvi invece qualche dettaglio intorno la riproduzione della "Beatrice di Tenda", opera ormai molte volte sentita pur essa, ma che ha destato, fino all'ultima recita, un entusiasmo seralmente crescente. Quest'opera è stata un vero trionfo per la Tacchinardi Persiani che ne è la protagonista, e solo chi l'ha udita può (se non esprimere) comprendere almeno quanto e come a suo talento Ella desti, in chi la mira e l'ascolta, straordinario e possente tumulto d'affetti.
Ma come esprimervi quanto Ella si mostri valente attrice, mentre ogni sua mossa (specialmente nella quarta scena del secondo atto, e nell'ultimo finale) è guidata da sì fino discernimento e da sì profondo sentire che a pochi è dato in questo d'eguagliarla. – Bisogna avere un cuore di pietra per non piangere, allorquando, giunta al momento d'esser guidata al supplizio, esprime al vivo il contrasto della sua virtù e di un possente risentimento, allorchè intende la confessione della sciagurata Agnese che l'ha tradita e calunniata, e quando abbraccia questa sua rivale, svenuta pel dolore, il fa con sì commovente espressione che solo può esserne capace chi al pari di Lei è famigliare alle più generose virtù. – Non parlerò di quel puro sillabare che tanto influisce sullo spettatore e che in lei è prezioso retaggio paterno, non di quel finissimo discernimento, col quale sa scegliere le sue fioriture, nelle quali non bene sapresti se più ammiri l'eleganza ed il gusto, o la finita e facile esecuzione, ma dirò solo che il suo metallo di voce è sì limpido, che le vaste volte di s. Carlo, in cui pur l'udimmo con quest'opera, ne risuonano in ogni punto. – Dopo tutto ciò ben potete comprendere che vano è il soggiungere che può vantarsi di aver meritato ed ottenuto dal Pubblico e dalla nostra intelligentissima Corte quelle dimostrazioni di plauso straordinario che raramente sogliono accordarsi ai più distinti soggetti. – Noi invidiamo ai genovesi il bene di udirla, e non ci voleva che la sola Malibran per compensarci della sua lontananza. – Niente per ora d'interessante ho da aggiugnervi se non che ai primi di gennaio p. v. anderà in iscena l'opera nuova - "Ines de Castro" - che il maestro Giuseppe Persiani sta scrivendo appositamente per la Malibran, e per quanto egli non abbia che ristrettissimo tempo, le sue produzioni ed il suo genio ci garantiscono dell'esito di questa. Così Napoli, che lo nutrì alla scienza musicale, potrà vantarsi di avere sollevato da un vergognoso oblio un maestro che ha diritto a fama non comune.
Credetemi sempre di tutto cuore

Vostro aff. Amico
M. S.

[riportato in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - ANNO 12.mo N° 563–Tom. 22. Bologna, 27 Dicembre 1834]


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 Il 6 aprile 1836, Alessandro Lanari, "appaltatore teatrale", scriveva a Giuseppe Berti, presidente agli spettacoli alla Fenice :

«Il primo ed unico movente che mi ha fatto risolvere ad accudire all’appalto del loro Gran Teatro fu la sicurezza di poter possedere l’impareggiabile artista Sig.ra Fanny Tacchinardi Persiani da tutti gli appaltatori ritenuta la prima artista che esista dopo la Malibran, e tale dichiarata dalla stessa professione, non tanto facile a transigere e donare ad altri il primato; una tal prova ne ha data al R. Teatro S. Carlo in Napoli, e quando questa non agiva, i disordini erano soventi, e l’appalto si trovò obbligato a transigere con altra artista per una riduzione di recite, onde aumentarle alla Tacchinardi, delizia di quel pubblico.
Una delle prove poi più convincenti è l’entusiasmo che quest’artista desta presentemente in Bologna nell’opera "La sonnambula" sostenendo il confronto della somma fra le artiste: della Malibran! costringendo a mandare indietro gli spettatori tutte le sere. L’esempio che Ella saviamente mi porta trovandomi l’eccezione sul volume della sua voce, calcolando da quando nei suoi principij s’intese nel suo teatro, sarebbe ragionevolissimo, per chi non sa che la sua voce d’allora è adesso aumentata del triplo, come del triplo è aumentata in azione ed arte. Per il volume della voce l’esempio di S. Carlo in Napoli parmi possa essere sufficiente. In quanto all’esempio dell’ "Eufemio" per il M° Persiani, mi permetta di sovvenirle prima di tutto le circostanze. [Con] una Pasta, che si aveva e che il pubblico a tutti i costi voleva sentire, […] come poteva sostenersi un’opera con la Del Sere, la Carobbi, o Curioni? A Napoli, ove con ragione si giudicano i maestri, Persiani fu giudicato nella sua "Ines", e nel suo "Danao" riformato, uno dei primi maestri e di fatto, se si eccettua Donizetti, è il migliore che abbiamo. […] Circa la distinta dei spettacoli che Ella desidera, non è tanto facile il potercela dare su due piedi, perché è pur necessario, per il bene della cosa, consultarmi con gli artisti. Per prima opera nuova per Venezia, si potrebbe scegliere fra la "Lucia di Lammermoor" di Donizetti scritta per la Tacchinardi, Duprez, Cosselli e Porto, il "Danao" e l’ "Ines de Castro" di Persiani, sentito che Ella avrà l’esito di Bologna ove fra giorni li daranno tutti due, l’ "Ugo di Parigi" del M° Donizetti, e il "Marino Faliero" del med.° se sarà approvato dalla direzione, e che sto concertando ora.»


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EMPORIO TEATRALE

BOLOGNA. Teatro Comunale. – La Sonnambula dell'immortale Bellini.
(...) – "La leggiadra Amina (signora TACCHINARDI PERSIANI) destò un entusiasmo indicibile. I suoi modi semplici ed ingenui; la sua voce scorrevole, elastica, sonora, intonata, estesissima; la verità con che dimostra la malinconia, il dolore, l'ansia dell'anima, e la tema, e l'incertezza e il sonnambulismo e la gioia; tutto, tutto è sì stupendo da non poter toccarsi più oltre la cima del magistero nell'arte. – E come alla valentia della protagonista tutti prorompono in altissime acclamazioni, e segnatamente poi nella cavatina di sortita, e nel 'rondeau' finale, di cui si chiede mai sempre la replica, così son pur bene accolti gli altri attori compagni della cantrice maravigliosa. (...) Ma senza misura (ci sia lecito ripeterlo) vi ha contribuito la signora TACCHINARDI, giugnendo a generare il più alto furore non in quelli soltanto che poco frequentano il teatro, ma in quelli che sempre vi accorrono, e ne reggono e giudicano le cose con quella perizia che dalla lunga consuetudine si genera."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 28 aprile 1836)


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FIRENZE
" (...) Per contentare gli appassionati ed i non appassionati, si rappresentarono in quelle tre ultime sere [24, 25 e 26 marzo 1836] un atto dei Puritani ed un atto del Danao. Come se l'uditorio si fosse intieramente rinnovato alla PERGOLA, l'universalità trasportata all'estremo grado della gloria innalzò la Moglie cantante ed il Marito maestro. Nei Puritani fu ammirato l'eccellente cantare della Tacchinardi, nel Danao un'ammirazione superlativa eccitò il canto di lei e la musica del Persiani."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA - SUPPLEMENTO AL N. 634 - Bologna – Mercoledì 4 maggio 1836. SPETTACOLI DELLA SCORSA QUARESIMA)


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EMPORIO TEATRALE

– BOLOGNA. La sera del 1. corrente si diede l'ultima recita della SONNAMBULA; il teatro era pieno di spettatori e gli applausi furono immensi e continuati alla grande cantante Mad. TACCHINARDI PERSIANI in tutta l'opera e segnatamente nel suo rondò finale, e, prima e dopo le repliche, furono tali e tanti ch'Essa dovette presentarsi ben otto volte sul proscenio a ricevere gli attestati di gioia di un Pubblico ammiratore de' suoi sommi talenti.

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 5 maggio 1836)


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EMPORIO TEATRALE

BOLOGNA GRAN TEATRO DELLA COMUNE. – DANAO RE D'ARGO.
Musica del signor maestro PERSIANI. Attori. Signore. TACCHINARDI PERSIANI, e VALENTINI. Signori. PORTO, SANTI, POGGIALI, LOMBARDI e
DIAMANTI. Prima rappresentazione la sera del 4 maggio 1836.

(...) – "Maggiore delle nostre forze ci parrebbe pure l'incarico di favellare adequatamente della signora FANNY TACCHINARDI PERSIANI (Ipermestra), se gli applausi di che venne altrove, e dappertutto, onorata codesta egregia, ed i sommi cui Ella seppe costringere i bolognesi, non valessero, meglio di ogni nostro discorso, a mostrare impareggiabile il merito della valorosa cantatrice, che il Pubblico entusiasmato non è mai sazio di applaudire, e di riveder sul Proscenio al finire dello spettacolo. La cavatina di sortita, ed il 'rondeau' finale, specialmente, sono da Essa cantati con tanta perfezione e sublimità da rendere minori del vero le parole qualunque di laude, che si volessero adoperare. – Il signor Porto (Danao) alla robusta e bella voce di basso, che sì lo distingue, unisce nobiltà di azione, e con tanto valore sostiene la parte del greco re, da riscuoterne non lieve plauso in ogni suo pezzo, e più poi nel canto declamato del duetto nell'atto primo insieme alla valentissima Tacchinardi."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 14 maggio 1836)


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– "Madama TACCHINARDI PERSIANI, il dì 22 corr., è stata, in Bologna, fissata pei teatri di Parigi e Londra, col contratto per dieci mesi dall'anno 1837 al 1838, coll'onorario di franchi 80,000.
Essa è pur anche fissata per il teatro la Fenice in Venezia per il carnevale 1836 al 37 coll' onorario di franchi 30,000."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 26 maggio 1836)


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EMPORIO TEATRALE

BOLOGNA. "La Società del Casino ebbe nella sera del 13 scorso maggio un concerto nelle sue sale nel quale cantarono madama Tacchinardi Persiani, li signori Facchini e Porto bassi, ed il signor Monari tenore. L'esimia signora Tacchinardi, sempre eguale a se stessa, sempre universalmente accetta, riescì gratissima anche in Accademia, ove spiegò tutta la maestria del canto e tutta l'agilità di Lei propria nell'eseguire in modo ammirabile, sino a destare entusiasmo, la cavatina dell'Ugo, l'aria del secondo atto dei Puritani, ed il gran quartetto della Parisina. Quest'ultimo pezzo venne cantato in unione dei nominati altri tre soggetti, che seco Lei gareggiarono all'eccellente riuscita del trattenimento."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 4 giugno 1836)


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EMPORIO TEATRALE

BOLOGNA. "La sera della scorsa Domenica 29 maggio ebbero termine le rappresentazioni d'opera in codesto nostro maggior teatro, per la corrente stagione di Primavera. Chiuse le recite l'INES DE CASTRO, del maestro Persiani, del cui felicissimo incontro toccammo di volo nell'ultimo nostro foglio. L'esito di quest'opera fu un vero trionfo sì pel maestro, che per l'inarrivabile sposa di lui, signora FANNY TACCHINARDI, che colse in ogni sera le più belle e ben meritate corone dal Pubblico entusiasmato; corone di che parteciparono i compagni ancora dell'egregia donna, il valentissimo Porto, il tenore Santi, la Debedeilhè. – Non è del nostro assunto il far qui l'analisi dell'ottima poesia del libro del sig. Cammarano, nè di ragionare sul conosciuto merito della musica dell'INES : solo diremo che, scritta quest'opera per la somma delle attrici cantanti, la Malibran, non gli vien meno alcuno de' tanti suoi pregi qualora sia dato vederla e udirla dalla consorte di Lui, che ne dettava le sublimi note. Nè migliore interprete poteva desiderare de' propri sentimenti, il maestro Persiani, chè le pene della infelice consorte di D. Pietro di Portogallo sono sì al vivo ritratte dalla Tacchinardi da costringere all'affanno ed al pianto chiunque se ne faccia spettatore. E ben ne testimoniarono gli applausi che il Pubblico le tributava ad ogni suo pezzo e che maggiori, se pure è possibile, facevansi alla scena finale dell'opera, che le meritò in ciascuna sera innumerevoli chiamate sul proscenio, e sola, e in unione al maestro ed ai valorosi compagni; chiamate che pur eran copiose al finir d'ogni altro atto." (...)

D. S. "Nella sera dello scorso sabato ebbe luogo la beneficiata dell'egregia Tacchinardi Persiani; essa venne onorata dell'augusta presenza di S. M. il Re del Regno delle due Sicilie."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 4 giugno 1836)


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EMPORIO TEATRALE

MODENA. 3 giugno 1836. – "Vi scrivo tuttavia dominato dall'impressione vivissima suscitata in me dalle due prime rappresentazioni della Sonnambula dataci nel nostro teatro Comunale dalla stessa compagnia d'artisti, che per tante sere ha fatti e reciprocamente avuti gli onori del vostro principal teatro. (...)
Son d'avviso che tutto l'uditorio abbia divisa meco un egual soddisfazione; se debbo giudicarlo alle fragorose salve d'applausi colle quali distingueva sopra tutto i soavissimi concenti della tenera Amina (signora Fanny Tacchinardi Persiani) (...)
La signora Persiani, degna di essere noverata fra le prime attrici cantanti del giorno, non deve passare allo straniero insalutata e inestimata da suoi connazionali italiani, a norma de' suoi meriti straordinari. Napoli, legislatrice dell'arte musicale, le ha già reso compiuta giustizia; e noi conformando i nostri a sì decisivi suffragi, dobbiamo riconoscerla uguagliata da poche altre famose donne in ciò che costituisce l'assoluta maestria del canto, secondata da una voce maneggiabile in un grado sorprendente, ed inferiore a pochissime nella grazia, nell'aggiustatezza e nel calore dell'azione. Anzi, a mio singolar modo di vedere, l'ingenuità, la semplicità, 'la bella e vera natura di Amina', sono da lei rappresentate con sì giudiziosi e fini modi di superiore intelligenza, senza esaltazione o sforzi 'da effetto, o esagerazioni fuori di carattere', che se un'altra attrice, comechè eccellentissima per infiniti rispetti, si scostasse d'una linea sola dallo spirito di questa parte quale è creata dalla Persiani, io la patirei di mal grado.
Indubitato è però, che il genio con cui ella sa mettere a profitto il tesoro immenso d'un'arte trasfusa e personificata in lei, non si saprebbe dir più se da tutti gli sforzi possibili allo studio o da tutti i doni della natura, la mettono in grado di servire in un modo stupendo alla varietà, al gusto, all'espressione drammatica, alla frase musicale, con una vena inesauribile, un colorito vivacissimo, un senso, una dolcezza ineffabile, una soavità che incanta, una voluttà che rapisce. Tanti pregi uniti e un esito così felice non hanno paragone fra noi, salvo in bocca di quei modenesi ricordanti ancora il rinomatissimo di lei padre con tal copia di elogi, che lasciava increduli noi giovani finchè venisse la figlia a giustificarli.
Il bravo Porto, il tenore Santi, tutto il resto della compagnia, non che l'orchestra e quasi anche i cori, secondano col massimo impegno e successo la Persiani, anima e vita dell'applaudito spettacolo.
Di questi avremo certamente più da parlare in altr'opera. Non voglio però tacere che nei 'duo' di soprano e basso, fra la Persiani e Porto, la voce robustissima, intonata e saviamente contenuta di questo, coll'altra purissima, d'argento, poetica come l'ultimo canto del cigno, della Persiani, formano un impasto armonico di tal genere, che, secondo me, poche fiate in sua vita sarà dato gustare ad umano udito.
Del resto, taluno ha saputo riscontrare qua e là alcune piccole incoerenze d'azione; ma ... in mezzo a rapimenti, che hanno tanto del sublime, giova esservi alcuna cosa che talora ci sovvenga essere ai mortali conteso il toccare quaggiù alla perfezione. (*)
Gradite ec. F. G. P.

(*) Alla quarta rappresentazione il teatro venne illuminato ad onore di S. M. la Duchessa di Parma, che in unione a questa R. Corte volle assistere al nostro
spettacolo, dimostrandone con benigne parole la più lusinghiera approvazione."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 9 giugno 1836)


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EMPORIO TEATRALE

CESENA – LA SONNAMBULA. – Bologna, 1 ottobre 1836.
" (...) guarite, che siano entrambe queste giovani cantanti, queste belle speranze del nostro teatro, noi confidiamo veder ricalcar con onore quelle scene, delle quali è ora primo astro splendente una Fanny Tacchinardi Persiani, e che malgrado la immensa sua celebrità , nel marzo di quest'anno ebbe anch'essa a soffrire uguale giattura in uno de' principali teatri d'Italia, come si legge nel supplemento al N. 634 di questo Giornale."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 6 ottobre 1836)


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VENEZIA.
Spettacolo della Fenice all'Apollo. – Lucia di Lammermoor, poesia del signor Cammarano, musica del maestro Donizetti.
" (...) I pezzi musicali più graditi furono la cabaletta della cavatina della donna, la Persiani, Lucia, cabaletta bellissima con un preludio sul flauto, sonato egregiamente dal Martoratti, e d'un dolcissimo motivo, in cui la Persiani fa prova di quell'agilità di voce e perfezione di canto che tutti sanno (...) " (Dalla Gazz. di Venez.)

(Cosmorama teatrale, in appendice al COSMORAMA PITTORICO - 9 gennaio 1837)


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VENEZIA.
Teatro l'Apollo. – Ines de Castro. "L' opera del Persiani ha fatto colà maggior effetto (...) "
" (...) lo spartito si resse, e si sostenne; nel qual esito fortunato certo non ebbe poca parte il sommo valore, e l'impegno dimostrato dalla Persiani nella sua parte. Ned è meraviglia a chi pensa ch'ella sosteneva l'opera del marito; ci andava del suo, combatteva 'pro aris et focis'. E nel vero si potrebbe difficilmente far pruova di maggior bravura e perizia di canto, quant'ella ne pose in mostra nella cavatina, nella sua aria, e nel terzetto ch'è veramente, che che se ne potesse dire in contrario, un bel pezzo di musica, e che fece anche grand'effetto nel pubblico (...) La Persiani ha una parte di gran fatica, e l'ultima scena in ispecie, in cui Ines muore combattuta e dal veleno e dalla tempesta di più angosciosi pensieri, è quasi superiore alle sue forze, pure non l'è mancata la lena, e la rappresentò con molto effetto (...) "

(Cosmorama teatrale, in appendice al COSMORAMA PITTORICO - 30 gennaio 1837)


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TEATRI

VENEZIA. Teatro Apollo – Lucia di Lammermoor, musica del Cav. Maestro Donizzetti, buoni versi del Cammarano. Il Conte Pini , ballo tragico di Samengo.
" (...) La Tacchinardi Persiani, quella stessa che a Napoli e in tutt'i teatri massimi d'Italia, ottenne i più luminosi trionfi, quella che è attesa con ansietà a Vienna, a Parigi ed a Londra, si presentò trepidante sulle scene, e la prima sera, vinta dall'agitazione, tutta non potè spiegare quella forza, quella maestria, quel sapere che la collocano fra le prime cantanti del giorno. Il che non fu alla seconda rappresentazione, in cui il Pubblico replicatamente, coll'applauso spontaneo della convinzione, le tributò tutte quelle lodi che merita; quindi è certo che ogni sera diverrà sempre più cara."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 12 gennaio 1837)


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EMPORIO TEATRALE

VENEZIA. Teatro d'Apollo. – Ines di Castro di Persiani, colla Tacchinardi Persiani, la Mazzarelli, Poggi e Cecconi
" (...) Aria e finale della Persiani applauditissima con chiamata; la musica non è delle più moderne, ma havvi assolutamente del buono, e se in altri teatri si fosse eseguita quest'opera come a Venezia certamente sarebbe anche colà stata gustata. La Tacchinardi Persiani è sempre applaudita come meritano i suoi sommi talenti e conosciuta per una grande cantante."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 4 febbraio 1837)


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TEATRI

VENEZIA. Teatro Apollo. – Prima rappresentazione dell'opera nuova Pia de' Tolomei, musica del Cav. maestro Donizzetti, parole del sig. Cammarano. – Esecutori, signore Tacchinardi Persiani, e Rosina Mazzarelli, signori Antonio Poggi e Giorgio Ronconi ec.
(...) – "Il Rondeau finale della Tacchinardi piacque assaissimo, e venne chiamata per tre volte sul proscenio, come pure tre volte anche il Maestro dopo calata la tela, momento in cui vi erano poche persone rimase a tal uopo. L'esecuzione fu impuntabile, la Tacchinardi cantò da quella grande artista che è."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 25 Febbraio 1837)


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VIENNA.
I. R. Teatro di Corte presso la Porta Carinzia.

"Il giorno 13 incominciarono le rappresentazioni dell'Opera Italiana colla Lucia di Lammermoor di Donizetti. (...) La rappresentazione riuscì quale aspettarcela potevamo dai più rinomati artisti italiani; la prima donna, madama Tacchinardi Persiani, è una cantante di bravura tale che difficile sarebbe trovare una che la pareggi. Alla sua abilità nulla è impossibile, e le cose più ardite le riescono sempre colla massima nettezza."

(Cosmorama teatrale, in appendice al COSMORAMA PITTORICO - 24 aprile 1837)


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VIENNA.
I. R. Teatro presso la Porta di Carinzia.

"Ecco le notizie giunteci da colà intorno alla prima rappresentazione data nel detto teatro il 28 dello scorso mese della Sonnambula di Bellini.
La Tacchinardi Persiani fece la parte di Amina, e nell'avviso teatrale dicevasi ch'ell'era tutt'ora indisposta, ma che non aveva voluto che si differisse una rappresentazione aspettata con tanta impazienza. Questo contribuì diggià a disporre gli animi in suo favore; ella fece e cantò la parte di Amina in modo tutto diverso della Tadolini, ma non fu meno applaudita della Tadolini, e giustificò sempre più la gran riputazione ch'ella si era acquistata nella Lucia. Poggi fece la parte di Elvino. Anch'esso era indisposto, per la qual cosa i suoi più bei pezzi non riuscirono bene quanto si poteva aspettare da un simile cantante. Il duetto 'Si affretti il bel momento' fu cantato da lui e dalla Tacchinardi con tale eccellenza, che se ne chiese tumultuosamente la ripetizione. Il teatro era pieno affollato."

(Cosmorama teatrale, in appendice al COSMORAMA PITTORICO - 8 maggio 1837)


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VIENNA.
I. R. Teatro presso la Porta Carinzia

"Anche nell'attuale stagione dall'opera italiana si rappresentarono I Puritani di Bellini, che tanto erano piaciuti l'anno scorso. Quest'opera andò di nuovo in scena il giorno 16 per la prima volta, ed in modo da rialzare ancora le favorevoli impressioni che ci aveva lasciate, e da farla riguardare come bella novità. Nuovi erano i personaggi che rappresentarono le seguenti parti. La signora Tacchinardi Persiani sostenne la parte di Elvira; il signor Lonati quella di Arturo, madama Gentiluomo quella della Regina, il sig. Rebusini quella di padre. Le due colonne dell'opera, Marini e Rigamonti, fecero le parti stesse che avevano fatte prima. Era naturalissimo che in un tale stato di cose l'attenzione universale dovesse essere rivolta ad Elvira, poichè l'anno scorso noi avevamo veduta questa parte interessante fra le mani di una principiante che non poteva soddisfarci particolarmente, mentre ora la sapevamo passata tutto ad un tratto fra quelle di una cantante perfetta. Quanto sorprendente fosse la signora Tacchinardi in quest'opera non può esprimersi che dicendo quale ne fu il successo.
La cantante dopo il duetto con Marini, dopo la sua polonese, fu chiamata fuori tre volte, poi alla fine dell'atto primo, dopo la sua magnifica scena del secondo atto, tre volte ancora, ed alla fine dell'opera fu di nuovo chiamata reiteratamente. Tutti erano presi da entusiasmo per la Tacchinardi. Chi l'ha sentita cantare fino ad ora anche una volta sola, può formarsi un'idea della sua maestria sua; colla Polonese ella rapì – e questa volta l'effetto del suo ammirabile canto fu anche appoggiato da una bella azione e da una tavoletta del più squisito gusto. (...) "

(Cosmorama teatrale, in appendice al COSMORAMA PITTORICO - 29 maggio 1837)


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VIENNA.
I. R. TEATRO PRESSO LA PORTA DI CARINZIA.

" (...) Il giorno 27 giugno, come una delle ultime rappresentazioni dell'opera italiana, si diede la Lucia di Lammermoor di Donizzetti.
Madama Tacchinardi Persiani superò sè stessa; ella non aveva mai cantato bene come cantò questa volta. Si sarebbe detto che volesse rendere la sua partenza più sensibile ai Viennesi. Essa ha avuto l'alto onore di essere nominata Cantante di Corte e di Camera.
La signora Tacchinardi fu chiamata quattro volte insieme a Poggi dopo il primo atto, e sei volte fu chiamata dopo l'aria del delirio.
Il teatro era affollatissimo.
Il giorno 2 di luglio per ultima rappresentazione dell'opera italiana si diedero i Puritani di Bellini.
Quest'opera che abbiamo già udita più volte venne benissimo eseguita, ed in modo da accrescere al sommo grado l'interesse del Pubblico, nel separarsi dagli artisti italiani. Sembrò infatti, che il Pubblico avesse avuto l'intenzione di mostrare agli artisti tutto il suo favore, e questi l'intenzione di mostrarsene sempre più degni. Che le distinzioni maggiori dovessero toccare alla Tacchinardi, la cosa s'intende da sè. Dopo la Polonese, che con somma compiacenza ella ripetè, invece di essere chiamata fuori tre volte come era solito, ella lo fu otto volte; nel secondo atto fu chiamata sette volte, ed alla fine chi avrebbe potuto contare le chiamate? Ma bisogna pur anche dire che quello che fece madama Tacchinardi in questa sera fu il 'non plus ultra' della perfezione nell'arte del canto. Per ben lungo tempo, anzi per sempre, conserveranno i Viennesi la memoria di questa insuperabile cantante, la quale ha reso loro così sensibile la sua partenza unicamente per accrescere il piacere universale quando ritornerà, come speriamo. (...) "

(Cosmorama teatrale, in appendice al COSMORAMA PITTORICO - 10 luglio 1837)


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Paris.—Italian Opera.—Debut of Mme. Persiani.

" (...) It is easy to perceive that Mme. Persiani owes as much to art as she does to nature; and that her talent is 'acquired', and not a gift. It is, however, magnificent by its power, and the extent of its compass. She has all the lower tones of a regular soprano, and, at the same time, an amazing compass above; she rises, without effort, a third higher than any singer we have hitherto heard in Paris, reaching E with ease. We have never heard any other singer go above C*. For execution of rapid passages, up and down the scale, quite faultless; her shake brilliant; 'grupetti', 'fioriture', every ornament and grace of the most refined school of singing, perfect: perhaps she might be reproached with a super abundant use of ornament. (...) Mme. Persiani is of the same school as the Sontags, the Mombelli, and of Mme. Taccani, who made her debut last year. The Italians consider Mme. Persiani as their best singer."

[* Miss Stephens, in the Mocbing-Bird song, used to go up to F, and repeat the passage, piano.]

(THE MUSICAL WORLD - Nov. 17, 1837)


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Paris.—Donizetti's new opera, ' Lucia di Lammermoor,' has been completely successful at Paris.

" (...) The part of Lucia is by far the most important in the opera. Mme. Persiani, although suffering from indisposition, sustained the character with a degree of talent which seems to encrease daily: she displays at each successive representation, a fund of amazing powers, and means hitherto unknown. It is quite impossible to carry farther the science of vocalization, the ease, the certainty, the good taste, in fine, the art of singing in all its various branches. Mme. Persiani ought, most decidedly, to have a professorship at the Conservatorio, for she is the greatest professor that has appeared for many years on the lyrical stage at Paris."
F.

(THE MUSICAL WORLD - Dec. 22, 1837)


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Il 9 marzo 1839 si rappresentava, per la prima volta, alla Scala di Milano il "Bravo" di Mercadante (...) il 17 dello stesso nome a Parigi si fondava un giornale dello stesso nome, "Il Bravo", e s'inaugurava con un concerto, alla Sala Herz, che riuscì una delle più grandi solennità musicali del tempo.
La direzione del concerto era affidata a Donizetti.
Al pianoforte sedeva il maestro Tadolini. Nel programma figuravano i nomi della Grisi, della Tacchinardi-Persiani e dell'Albertazzi, e quelli di Rubini, Duprez, Ivanoff, Tamburini e Lablache, vale a dire dei primi cantanti del mondo. (...)
Approfittiamo della relazione scritta e pubblicata, il giorno dopo il concerto, nello stesso giornale "Il Bravo" per metterne in luce la cronaca sbalorditiva e ricordare così la virtù di quei sommi a cui l'Italia deve tanta parte di quella gloria artistica che le valse poi la simpatia e l'amore di tutto il mondo civile.
E adesso diamo, senz'altro, la parola al cronista del giornale:

« (...) Tamburini e Rubini avevano, come due araldi, preceduto l'arrivo d'una delle favorite del pubblico. L'udienza battè infatti tre volte le mani quando comparve la Persiani, legiadramente vestita, la quale con quella voce e quell'arte meravigliosa, a tutti ormai nota, cantò l' "aria" d' "Alessandro nelle Indie" di Pacini, gioiello d'esecuzione nuovo per Parigi. La Persiani è una delle più alte maestre del canto italiano, e lo mostrò in quell'aria di cui il pubblico, insaziabile tiranno, voleva ad ogni costo la replica. (...) »

Parigi, Gran Concerto con la Tacchinardi-Persiani ed altri grandi cantanti dell'epoca - "Il duetto 'Sull'aria' tra la Grisi e la Persiani, che ha avuto gli onori del bis" (Parigi, 17 marzo 1839)

Il vecchio e illustre Panofka, maestro dell'Ivanoff, col quale un mio amico ebbe propizia occasione d'incontrarsi, alcuni anni or sono, così riferiva le impressioni da lui provate a quello storico concerto:

« (...) Una bella voce, secondo me, è quella che, in una giusta estensione del suo registro, è, ad un tempo, forte, limpida, rotonda, vibrata, pieghevole; senonchè le suddette qualità è mestieri trovarle riunite in tutti  igradi della scala vocale d'un cantante: l'arte sola più dare cotale perfezione. (...)
La Persiani è cantante oggi senza rivali nel genere leggero. Qui a Parigi la chiamano "La Fata" - lo sapete. La sua gola è un portento! I suoni ne escono come da una canna d'argento, diffondendo un piacere indicibile. Il suo metodo e il suo stile sono quanto di meglio io conosca.»

ALCUNE PAGHE DI CANTANTI

(...) Lablache anch'esso è quotato, in genere, a lire 1,500 per sera, e talvolta anche più.
La Tacchinardi-Persiani guadagna somme enormi. Le sue recite vengono generalmente valutate a lire 3,000 ciascuna.
Rubini finalmente, oltre le lire 150 mila di assegno fisso, per soli sei mesi, al Teatro Italiano di Parigi, ne prende 100 mila a Londra per il rimanente dell'anno. Ciò che forma una cifra complessiva di lire 250 mila all'anno! Le paghe degli altri artisti di minor fama oscillavano intorno alle 30 e 40 mila lire per ciascuna stagione.

(in: Gino Monaldi - "Cantanti celebri del secolo XIX" - Roma, Nuova Antologia, 1907)


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"Qualités naturelles et qualités acquises, instrument rare et méthode parfaite, Mm Persiani ne réunit-elle pas tout, en effet?
La voix de Mme Persiani n'est pas seulement d'une justesse et d'une sonorité surprenantes, d'un volume et d'une étendue extraordinaires, elle a encore toute la souplesse et toute la grâce que le travail le plus persévérant puisse donner. Articuler la musique, en attaquer les passages difficiles avec plus de netteté et de précision que ne le fait Mme Persiani, voilà qui serait impossible; car l'habile cantatrice a sur ses facultés vocales le plus complet empire, réglé par un goût exquis. De la perfection sans pareille où est arrivée Mme Persiani, quelle preuve pourrions-nous donner meilleure que la facilité de la cantatrice à briller dans la grande musique? La voix de Mme Persiani n'a pas besoin de traits et de roulades pour provoquer l'enthousiasme; elle exécute les difficultés mieux que personne, sans contredit, avec une audace et un bonheur qui tiennent du prodige; mais elle s'entend admirablement aussi à faire valoir la musique sérieuse et simple, ce qui est le comble de l'art.
Comme actrice, Mme Persiani mérite encore des éloges sans réserves. Petite, pâle, la figure un peu maigre, l'oeil rêveur et tendre, le geste vif et ardent, elle est à merveille dans les rôles dramatiques ; et, deux jours après, le regard pétillant, les lèvres railleuses, la démarche coquette, elle se fait applaudir dans les rôles qui demandent exclusivement de la finesse et de l'esprit. Zerline, Adine, Lucie, autant de caractères particulièrement divers que Mme Persiani sait rendre tour à tour avec une franchise et une vérité incomparables, tant est mobile et expressive, c'est-à-dire intelligente et belle, sa douce physionomie !"

(dal profilo sull'artista scritto da J. Chaudes-Aigues, intitolato "Madame Persiani" apparso su "L'Artiste", Paris 1839)


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"It is her admirable execution, and her natural acting which make her prized.
She has a voice which is what critics call 'a legitimate soprano'. It has no great volume of tone, but is clear, flexible, and pure, its best notes running from C, in the treble clef to its octave. Her cadences are many and intricate, but she has immense flexibility of organ, and never fails in even the most difficult attempts. She does with her voice what Paganini does with his violin—runs exquisite passages, one after another, each more difficult, and all successful. Her acting has not the grandeur of Pasta, nor the pathos of Malibran-but it has a naturalness (if I may con a word) which has rarely been surpassed."

[Signora Persiani, the new prima donna at the Italian Opera ("The Musical Review" - New York, 1839)]


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TEATRI

PARIGI. Teatro Italiano. — Ultima recita. - I Puritani- (Dalla "Revue des Théâtres").
(...) — "E la signora Persiani! Quali elogi troveremo noi degni di quella cantante di genio? Perchè non comparve stasera a ricevere il nostro addio, colei che l'anno scorso presentossi pallida, tremebonda e quasi senza voce innanzi al Pubblico parigino, del quale è divenuta l'idolo oggidì! Oh, esso non fu mai tanto giusto nel suo entusiasmo!"

LONDRA. Teatro della Regina. — Il giorno 4 corr. andò in iscena la Sonnambula: madama Persiani è stata festeggiatissima.

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 18 aprile 1839)


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TEATRI

LONDRA. Teatro della Regina. — "La signora Erminia Elssler, la prima inscritta per le rappresentazioni a benefìcio, raccolse giovedì 11 scorso aprile, il fiore della società di Londra. La riproduzione della Lucia di Lammermoor, il secondo atto dei Puritani e l'allettamento d'un nuovo balletto del signor Guerra intitolato 'Una notte di ballo', assicuravano il successo di quella serata che fu in vero brillantissima. I trasporti d'entusiasmo non mancarono né dal lato dei 'persianisti' né da quello dei 'grisisti', e le due Opere per virtù della somma e grande abilità di queste due artiste andarono alle stelle. Tutti i cantanti furono chiamati a più riprese sul proscenio."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 11 maggio 1839)

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TEATRI E VARIETA'

Parigi. Teatro italiano.
(...) "L'Elixir d'Amore con Lablache, Tamburini, Mario e madama Persiani presenta l'insieme il più delizioso. Madama Persiani sembra, se pur è possibile, anche migliore dell'anno scorso in quelle vocalizzate così difficili e così graziose ch'ella getta con tanta arditezza in quella scala cosi alta, che niun'altra voce di soprano non potrebbe arrivarvi."
("Revue des Théâtres").

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 7 novembre 1839)


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TEATRI E VARIETA'

PARIGI. — "La Sonnambula al Teatro italiano colla Persiani e Rubini ha avuto un trionfo dei più solenni, e sembrava che fosse la prima volta che si rapresentasse quest' Opera. Rubini sorprese (ed è tutto): la Persiani cantò 'come una fata': gli applausi furono dei più clamorosi e straordinari. Lettere e fogli portano eguali notizie di quest' Opera."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 21 novembre 1839)


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CESENA 28 novembre 1839. — "Ieri a sera ha avuto luogo la beneficiata dell' illustre Maray. L' Opera fu la Gemma, frammezzata da una grande Sinfonia del Cesenale Petrini Zamboni. Quindi l'ultima scena della Sonnambula. (...)

CESENA. l.° dicembre 1839.
La sera poi del 29 novembre, destinata a suo benefizio, fu rimessa in iscena la Gemma. Popolarissimo fu il Teatro con illuminazione a giorno. Sonetti, Corone di fiori, ed immensi evviva, che eccheggiavano quelle volte: da che questo tumulto e chiasso d'entusiasmo? Causa ne fu il bellissimo 'rondeau' finale della Sonnambula dell'immortale Bellini dall'artista eseguito cosi a perfezione che nulla lasciava a desiderare e trasportava l'udienza alle più forti acclamazioni. Ma noi, che qui siamo per la verità, asseriamo che in quel famoso 'rondeau' più non pareva la Maray, poiché dalla maniera, dal garbo, e dalla grazia l'avremmo detta una Malibran, una Persiani, veri modelli del bel canto. La esorteremo dunque a piacersi di questo metodo, che non potrà che innalzarla a quell'apice, che le abbiamo pronosticato."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 12 dicembre 1839)

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"Il Pirata" a. I, n. 97 del 3-6-1836, pag. 388 - Bologna (Teatro Comunale).

"L'Ines di Castro del maestro Persiani mise il colmo ai non ordinarii trionfi della Tacchinardi, di cui certo a Bologna, da quegli intelligenti e conoscitori del vero canto italiano, si parlerà a lungo. Il pubblico l'accompagnò in tutto il corso della rappresentazione colle più vive voci di clamore e di gioja; come non si scordò di distinguere chi la secondava con tanta valentia, il basso Porto e il tenore.
Il 29 dello scorso mese quella compagnia dava fine ai suoi impegni, e si portava dopo a Modena, ove intendeva di prodursi jeri l'altro. Non diciamo che alla Tacchinardi si preparano colà nuove feste, perché il lettore già se lo immagina."

"Il Pirata" a. II, n. 61 del 27-1-1837, pag. 243 - Venezia (Teatro Apollo), la sera del 21.

"L'Ines De Castro ha fatta la sua comparsa. (...)
Atto I. (...) cavatina della Persiani, applaudita e chiamata
Atto III. (...) Aria finale della prima donna, applaudita con una chiamata altrettanto spontanea e solenne al calar della tela. (...)
A noi pare (...), che quando s'è detto essere sempre nel pieno favore dei Veneziani tanto la incomparabile Tacchinardi, come l'applauditissimo Poggi, non siavi d'uopo d'altre parole."

"Il Censore universale dei Teatri" n. 18 del 4-3-1837, da Venezia.

"Uno spartito di merito vero e reale, composto dal maestro Persiani ed eseguito in principalità dalla di lui Moglie, doveva ben avere quel successo che gli si compete per diritto innanzi ad un'udienza tanto amante della buona musica, qual è l'udienza veneziana; e lo ebbe anche il competente successo, perché tutta quest'opera fu ascoltata con molta attenzione e persuasione gustata e la comune attenzione e persuasione si scosse poi e si trasportò al furore per acclamare la Tacchinardi nella sua cavatina, e nella sua grande scena finale (...)"

"La Fama" a. V, del 3-1-1840, pag. 8 - Musica - Teatri Stranieri.

"L'Ines di Castro del maestro Persiani, ottenne ora un successo assai favorevole al Teatro Italiano di Parigi. (...) Quello che importa di farvi intendere è la grazia irresistibile, la suprema abilità, colla quale la signora Persiani canta ed agisce sotto le spoglie della povera Ines: essa è quasi sempre sulla scena, e porta da sola il peso delle più importanti situazioni. Tutto ciò che possiamo dire della Persiani è, ch'ella tocca sempre i confini della perfezione, e non di rado la raggiunge."

(da: Saverio Durante - "Le Ines de Castro e la Ines di Giuseppe Persiani" - Milano, 1970)


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"On conçoit tout l'effet qu'a produit le beau talent de madame Persiani dans le rôle d'Inès de Castro, employé cette fois à faire valoir l'ouvrage de son mari. Presque constamment en scène, cette grande cantatrice a eu l'occasion de faire reconnaître la flexibilité de son talent; car dans cet opéra elle a des morceaux à chanter dans tous les modes, depuis celui si gracieux et qu'elle dit si bien dans la prison "Cari giorni a me sereni", jusqu'aux grands airs pathétiques qu'elle chante lorsqu'Inès, devenue folle, finit par mourir sur la scène."

(Théâtre royal Italien. Chronique d'Inès de Castro, opéra-séria en deux actes, musique de Persiani. Avec Mme Persiani, Rubini et Lablache. "Annuaire historique universel pour 1839". Revu par M.Charles-Louis Lesur)


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"Un solo giudizio può darsi sulla Persiani..., Essa riunisce cioè la maggiore maestria con la più cara facilità ed agevolezza, giunge alla perfezione. Ora madama Persiani è giunta a questo grado come degna e legittima erede di madama Malibran".

[L' "Outre-mer", a proposito dell'esecuzione parigina della "Ines de Castro" (29 dicembre 1839)]

"Messa di voce" a conclusione della romanza "Cari giorni", nella seconda versione, del 1839, dello spartito della "Ines de Castro" di Giuseppe Persiani, scritto per la moglie Tacchinardi-Persiani, Rubini e Lablache

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Madame Persiani, in: "Galerie de la presse, de la littérature et des beaux-arts" - 2e série - Paris, Aubert 1840


TEATRI

LONDRA. Teatro Italiano. "La Sonnambula colla Persiani, col tenore Ricciardi e Lablache figlio. S. M. la Regina accompagnata dal prìncipe Alberto assistere si piacque alla prima rappresentazione di cotesta Opera, nella quale per la prima volta s'intese in quest'anno la magia di voce e d'arte della Persiani, che vi cantò colla usata eccellenza. (...) — Per tre sere eseguita venne la Sonnambula, e l'esito ne fu quale aspettar potevasi da quella incantatrice Sirena che appellasi la PERSIANI, e dal Ricciardi, entrambi applauditi furono, e chiamati e richiamati per più volte sulla scena, ed al terminare dello spettacolo."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 9 aprile 1840)


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CORRISPONDENZA TEATRALE

LONDRA. Teatro di Sua Maestà. "La sera del 25 aprile andò in iscena la Lucia con applausi infiniti ai toccanti e melodiosi accenti di RUBINI, ed al canto sì drammatico della Persiani;"

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 14 maggio 1840)


Fanny Tacchinardi Persiani nel ruolo di Rosina - Paris, Théâtre Italien, 8 gennaio 1844

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Teatro Italiano. "Il Fantasma", opera del maestro Persiani :

" (...) Quanto alla famosa Polacca della Persiani, è impossibile dare un'idea dei trasporti eccitati da questo meraviglioso bijou musicale. Tutto il teatro applaudiva con una frenesia che per alcuni minuti minacciava di non potersi trattenere. Questo pezzo, in cui la Persiani fa mostra di sì stupendi prodigi di vocalizzazione, solo basterebbe a fare la fortuna d'un'opera. (...) "

(in: "Gazzetta Musicale di Milano" - Domenica 16 febbraio 1845 - "NOTIZIE")

Théatre Royal Italien. Chateau dans l'opéra Le Fantôme de Mr Persiani  [estampe]  D. Ferri et Verardi pinx.t ; Ph. Benoist lith. 1844

Fanny TACCHINARDI-PERSIANI (1812-1867) - Lithographie sur Chine appliqué de Marie-Alexandre ALOPHE (1812-1883) d'après un dessin d'Antonin MOINE (1796-1849) représentant cette célèbre chanteuse d'opéra, soprano lyrique interprète de Bellini et de Donizetti, vers 1845. 



Théâtre Italien. I Capuletti, acte IV, scène dernière. Roméo, madame Angri ; Giulietta, madame Persiani  [estampe]  H. Valentin - L'Illustration (Paris), 1849

Fanny Tacchinardi Persiani. Imp de Lemercier, Bernard & c. [n.d. c.1850.] Lithograph.

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"La voix de Mme Persiani, soprano très-étendu, qui n'embrasse pas moins de deux octaves et demie, brillait surtout par une souplesse vraiment extraordinaire, qui permettait à la cantatrice les fioritures et les effets de vocalise les plus hardis. L'opéra élégiaque allait mieux à son talent que le rôles tragiques, que la petitesse de sa taille, la légèreté un peu maigre de sa voix et le manque d'énergie dramatique concouraient à lui interdire."

(Gustave Vapereau - "Dictionnaire universel des contemporains", 1858)


Théâtre Royal Italien. Chateau d'Inès dans l'Opéra Inès de Castro, par Mr. Persiani. Peint par Mr. Ferry.  [estampe]  Villeneuve del.t 1860
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Il rinomato soprano Fanny Tacchinardi-Persiani, figlia e allieva del tenore Nicola Tacchinardi :

(...) a Milano la chiamavano "la piccola Pasta".

(in: "Dizionario Universale dei Musicisti" compilato da Carlo Schmidl. Ricordi - Trieste, giugno 1887 - pagine 548) 


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Per ulteriori approfondimenti, leggere i seguenti articoli : 





- Ricerche e selezione dei documenti sulla Tacchinardi-Persiani, a cura di Mattia Peli -

giovedì 31 ottobre 2019

Una collaborazione internazionale con Belcanto Italiano per La Traviata di Verdi - Cremona, 4 novembre 2019

4 novembre 2019, ore 21: va in scena a Cremona "La Traviata" di Giuseppe Verdi. 

L'allestimento, a cura di Belcanto Italiano, è concepito per ridare a Verdi la sua autentica voce in un originale equilibrio tra parti vocali e attorialità, seguendo un discorso stilistico fedele all'epoca in cui il Maestro Verdi ha dato vita ai suoi capolavori.

Il cast sottolinea la collaborazione internazionale degna di una realtà di ampio respiro: un'appassionante e italianissima Violetta Valery, interpretata da Astrea Amaduzzi, eccellente belcantista. Alfredo Germont è Xiaoyue Sun, tenore lirico proveniente dalla Cina. Giorgio Germont è Vladimír Chmelo, un baritono dal timbro brunito e bella presenza scenica che ha calcato anche le scene del Metropolitan.



A chiudere il cast Annalisa Cappelleri (Flora), Eleonora Pintus (Annina), Martin Bareš, (Gastone) proveniente dalla Repubblica Ceca e infine Bruno Rinaldi, (Dottor Grenville). 

La direzione musicale è affidata al M° Mattia Peli, che, come raffinato pianista, accompagnerà tutta l'opera.

La regia, i costumi e le scene sono a cura della Compagnia Lirica Internazionale di Belcanto Italiano.

La Compagnia Lirica Internazionale di Belcanto Italiano nasce con il duplice scopo di riportare musica e compositore al centro delle rappresentazioni liriche, in modo da donare al pubblico l'emozione unica di un grande capolavoro; e poi con l'intento di unire professionisti, studenti e anche semplici appassionati dell'opera nella collaborazione per allestimenti autentici e per questo davvero straordinari.

La messa in scena della Compagnia Lirica Internazionale di Belcanto Italiano,  fin dall'Overture, realizzata come fosse un "quadro vivente", trasporta il pubblico, con magia teatrale, nella cultura Parigina della metà del 1800, in una magistrale fusione tra emozione e musica.

Il Soprano Astrea Amaduzzi nel ruolo di Violetta Valery

Il tour della Compagnia Lirica Internazionale di Belcanto Italiano, proseguirà poi con altre straordinarie opere in Francia e in Repubblica Ceca.

L'ingresso è a offerta libera, per informazioni ulteriori o prenotazioni contattare il numero 3475853253



venerdì 25 ottobre 2019

Les aigüs dans le chant lyrique: l'importance du passage entre les registres - vidéo de la professeure Astrea Amaduzzi avec sous-titres français


Le professeur Astrea Amaduzzi explique
la différence entre un son ouvert et couvert
et le passage entre les registres vers les notes aigües

vidéo avec sous-titres français 


(Transcription en français par le professeur Carolina Barone)

"Bonjour chers amis. Je ressens le besoin de communiquer avec vous à travers cette vidéo pour clarifier une question plutôt épineuse et controversée, celle du passage entre les registres.

Or le passage est un mécanisme naturel dans lequel la voix est accompagnée et conduite d'une certaine manière et finalement on peut monter ou descendre selon le point dans lequel on se trouve.

Il faut préciser que les voix féminines ont 2 passage de régistre et les voix masculines en ont un seul. Or, il faut faire le passage de registre d'une certaine manière  car il faut aider la nature surtout dans le chant lyrique parce que chanter lyriquement n'est pas la même chose que parler. Je ne sais pas si beaucoup entre vous ont entendu parler de sons « ouverts et couverts ».

Voilà, quand Gigli par exemple témoignait que son professeur Agnese Bonucci lui conseillait de « fermer au FA » pour passer ensuite à la voix de tête donc à la gamme des aigüs, il ne comprenait pas de quoi elle parlait.

Je dirais que l'a vraiment bien expliqué le grand Carlo Bergonzi qui parmi tous les ténors dont on a des témoignages directes à travers des vidéos a été celui qui l'a bien expliqué en faisant entendre de façon pratique qu'est-ce qu'un son « couvert » autour de la zone du passage.


Alors, maintenant je vous fais écouter une gamme de sol majeur qui comprend les sons de mki bémol, mi, fa et fa dièse qui sont les sons typiques du passage entre les régistres. Et je vous fais écouter comment ces sons soient chantés de façon « couverte ou raccolta ».


Notez bien que l'école italienne n'utilise jamais le mot «chiuso » sauf dans des rares cas qui, peut-être, expliquent mal ; or, « chiudi al FA » selon moi n'explique pas bien ce qui est très bien expliqué avec « raccogliere ». Je vous fais donc entendre (exemple)

Or, je ne sais pas si vous avez remarqué que j'ai maintenu une certaine position vocale qui est effectivement « raccolta » et n'est pas ouverte mais couverte. Le son couvert è ainsi nommé parce qu'il donne une sensation de son plus ombragé,  ambré, une couleur un peu plus sombre, couverte. Et vous verrez qu'immédiatelent après le FA dièse j'ai la tendance à ouvrir en lâchant la mâchoire. Voilà, ceci est un système fonctionnel ecceptionnel car si l'on monte ainsi en passant les registres la voix ne se fatigue et ne se bloque pas.

Par contre il existe , pour ainsi dire, un autre système d'une valeur douteuse qui ouvre les sons au passage. Qu'est-ce qui se passe  en ouvrant les sons : on va vers le A, (le A è la voyelle la plus ouverte) , et la langue exerce une certaine tension sur le larynx et ce dernier tend à se bloquer là où au contraire il doit pouvoir bouger. Et maintenat je vous fais entendre qu'est-ce qui se passe en ouvrant les sons au passage entre les registres.

On monte quand même me je vous assure qu'on a une certaine sensation de fatigue et chanter, chanter et chanter beaucoup avec ce système ouvert à long terme use beaucoup la voix et la rend aussi opaque et un autre effet néfaste c'est que sur le champ de bataille, c'est-à-dire le théâtre, ce type d'émission se révèle être un peu ternie et un peu en arrière donc on a la tendance à pousser pour compenser le fait que la voix ne porte pas et donc la conséquence directe sera un son opaque, poussé et qui donnera un résultat douteux. Disons que les non-experts du secteur reconnaîtront ce son comme lyrique mais une oreille attentive s'apercevra que ce passage entre les régistres n'a pas été fait dans les règles de l'art.

Donc (exemple)

Celui-ci est vraiment le système de l'école du « sourire » typique d'une partie des sopranos légers, héritière directe de l'école des castrats et c'est un système sans doute, mais pas partagé par Gigli, Bergonzi, Freni, Pavarotti et partagé non plus par Galliano Masini.

Nous avons des témoignages directes, il n'était pas partagé par Aureliano Petile, or ce sont tous des noms importants qui ne partageaient pas le son ouvert au passage entre les régistres.
Donc on peut dire que si tous ces grands chanteurs d'une grande valeur qui n'avaient pas du tout des problèmes techniques disaient de NE PAS OUVRIR au passage ils avaient sûrement une bonne raison.

Je vous fais entendre toujours sur une gamme de sol majeur (exemple)

Maintenant je vous fais entendre la même chose sur une gamme de LA (exemple)

Mi, fa, fa dièse, sol, sol dièse et la ce sont tous des sons qui sont donc automatiquement placés en utilisant ce système (exemple)

Je vous le fais entendre sur re majeur (exemple)

Gérer un son ouvert c'est vraiment très difficile, très fatiguant et peu avantageux d'un point de vue sonore. C'est pour cette raison au passage que je vous conseille vivement de penser à un son plus et vertical. Le passage entre les registres moi personellement je le prépare à partir du DO. Pensez , pensez que ça c'est DO,RE,MI,FA,SOL (exemple) du DO (exemple)

Donc la position s'ouvre beaucoup, progressivement à partir du DO mais dans le sens vertical et successivement après le SOL on ouvre vraiment beaucoup même dans le sens horizontal mais jamais vers un A très coincée parce que (exemple)

O et non pas A parce qu'aller vers le A c'est vraiment épuisant (esempio)

Le son vers le A devient coincé, le larynx fatigue et il faut vraiment pousser beaucoup, se fatiguer baeucoup et faire du mal à son instrument en ouvrant ainsi les sons.

Je vous dis au revoir et je vous souhaite un bel été"


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sabato 12 ottobre 2019

Consigli vocali del grande baritono Mattia Battistini, storico esponente del Bel Canto italiano

"NEQUE NATURA SINE ARTE SUFFICIT"

Il celebre baritono del bel canto italiano Mattia Battistini seduto al pianoforte
Nel novembre dell'anno 1922, apparve sulla celebre rivista "LYRICA" un breve quanto importante trafiletto scritto dal grande baritono italiano Mattia Battistini in cui vengono sottolineati - come consigli ai giovani - alcuni principi fondamentali per una concreta longevità del proprio organo vocale: l'importanza di preparare mentalmente il suono vocale già comprensivo di intonazione, intensità e colore (medesimo insegnamento del grande collega baritono Antonio Cotogni), la gestione perfetta della respirazione e la conseguente realizzazione di un canto "sul fiato" che consenta alla voce di uscire sempre libera.
Da ultimo, ma non meno importante: tutto questo si può ottenere solo comprendendo ed accettando il principio latino "Neque natura sine arte sufficit" (La natura non è sufficiente senza l'arte), vale a dire che bisogna studiare per diventare dei cantanti professionisti: chi vive di sola natura non riuscirà a conservare negli anni la propria voce e in molti casi finirà per rovinarsela del tutto. Questa nota frase latina dovrebbe essere, a livello pratico, il "motto" di tutti coloro che possono veramente dimostrare con la propria arte di fare 'bel canto italiano', come giustamente dice qui il celebre baritono romano. La sua carriera durò moltissimo, avendo debuttato nella "Favorita" di Donizetti al Teatro Argentina di Roma nel dicembre del 1878 e chiudendo nel 1927, un anno prima della sua scomparsa: ben 48 anni di canto dall'Italia al mondo: in Sud America, in Spagna, a Londra, Vienna, Parigi, Budapest e a San Pietroburgo.
Ecco l'articoletto di Battistini, apparso in francese (a cui facciamo seguire la traduzione in italiano e in inglese), sul quale invitiamo tutti a riflettere! 



LA CRISE DU CHANT

La crise du chant a plusieurs causes, en dehors de celles dépendant d'une décadence de constitution physique.
Pour ma part, je suis convaincu que l'enseignement du chant, tel qu'il est professé dans nos Conservatoires et dans nos écoles privées, est arbitraire et fantaisiste.
J'estime qu'il faut le considérer sous trois aspects : 1° Enseignement technique et formation physiologique de la voix; 2° Enseignement musical; 3° Culture générale.
Il arrive fréquemment que des chanteurs doués d'une tre belle voix aient une carrière éphémère, cela, 90 fois sur 100, du fait que leur culture musicale est incomplète. Ills interprètent des oeuvres sans avoir aucune notion précise de la théorie musicale, ne comprennent pas le sens de ce qu'ils chantent et, par conséquent, sont incapables de transmettre les sensations que le sons devraient produire.
Le travail intellectuel a une importance extraordinaire sur le mécanisme vocal. Lorsqu'un artiste chante, il doit avor chaque son dans son oreille avant de l'émettre, avec sa justesse, son intensité et sa couleur, afin qu'il n'ait plus qu'à répéter la note telle qu'il l'a déjà réalisée dans son cerveau.
La respiration dans le chant est une fonction essentielle. Savoir contracter légèrement les muscles qui interviennent dans la tension des cordes vocales, mais savoir les contracter le moins possible, quelles que soient la durée et l'intensité des notes diverses, afin que leur vibration reste libre, distribuer savamment le souffle dans la formation des sons, afin d'atforts, voilà ce qu'il est indispensable que les jeunes chanteurs apprennent, s'ils veulent bien chanter et conserver leur voix.
Tout l'histoire des grands artistes, de Rubini à Gayarré, à Masini, à Tamagno, à Cotogni, à la Patti et à Caruso, n'est que la preuve de ce que j'avance. Il n'y a aucun de ceux que je viens de nommer qui, à l'éducation et à la formation de son propre organe vocal et à la culture musicale, n'ait consacré des années. Je voudrais que nos jeunes artistes, auxquels est confié comme une patrimoine glorieux la tradition du bel canto italiano, se rendissent compte de cette vérité exprimée par le poète latin : "Neque natura sine arte sufficit ".
Qu'ils n'oublient jamais que le don naturel et précieux de la voix est un capital destiné à une rapide décadence, s'il n'est soutenu par la possession d'une technique sûre et d'une complète éducation musicale, fruits de longues et sayantes études.

Mattia Battistini

LYRICA, novembre 1922

LA CRISI DEL CANTO

Mattia Battistini: « La crisi del canto è dovuta a diverse ragioni, oltre a quelle legate ad una certa decadenza fisica. Per quanto mi riguarda, sono convinto che l'insegnamento del canto, cosi' com'é praticatonei nostri Conservatori e nelle nostre scuole private , sia arbitrario e fantasioso.
Ritengo che bisogna vedere il canto prendendo in considerazione questi tre punti: 1) insegnamento tecnico e formazione fisiologica della voce; 2) Insegnamento musicale; 3) Cultura generale.
Succede spesso che dei cantanti dotati di una voce molto bella facciano una carriera effimera, e ciò 90 volte su 100, perché la loro cultura musicale è incompleta. Interpretano le opere senza avere alcuna nozione precisa della teoria musicale, non capiscono il senso di ciò che cantano e, di conseguenza, sono incapaci di trasmettere le sensazioni che i suoni dovrebbero produrre.
Il lavoro intellettuale ha una grandissima importanza sul meccanismo vocale. Quando un artista canta, deve avere ogni suono nel suo orecchio prima di emetterlo, insieme all'intonazione, l'intensità e il colore, in modo che non debba più ripetere la nota che ha già realizzato nel suo cervello.
La respirazione nel canto riveste un ruolo essenziale. Saper contrarre leggermente i muscoli che intervengono nella tensione delle corde vocali, ma saperli contrarre il meno possibile, qualunque sia la durata e l'intensità delle differenti note, in modo che la loro vibrazione resti libera, distribuire il fiato nella formazione dei suoni per ottenere il massimo effetto col minimo sforzo, ecco ciò che è indispensabile che i giovani cantanti imparino, se vogliono cantare bene e conservare la loro voce.
Tutta la storia dei grandi artisti, da Rubini a Gayarré, a Masini, a Tamagno, a Cotogni, alla Patti e a Caruso non è  che la prova di ciò che affermo. Non c'è nessuno tra quelli che ho appena citato che all'educazione e alla formazione del proprio organo vocale e alla cultura musicale non abbia consacrato degli anni.
Vorrei che i nostri giovani artisti, ai quali è affidato come un patrimonio glorioso la tradizione del bel canto italiano, si rendessero conto di questa verità espressa dal poeta latino: "Neque natura sine arte sufficit" (Non è sufficiente la natura senza l'arte).
Che non dimentichino mai che  il dono naturale e prezioso della voce è un capitale destinato ad una rapida decadenza, se non è sostenuto dal possesso di una tecnica sicura e di un'educazione musicale completa, frutto di studi lunghi e sapienti. »

[trad. it., dal francese, di Carolina Barone]

"ETUDES TECHNIQUES - La crise du chant" (Mattia Battistini) - LYRICA, novembre 1922

THE DECLINE OF SINGING

Mattia Battistini: « The decline of singing has several causes, beyond those related to a decay in physical constitution. I am convinced that the teaching of singing as it is done in our conservatories and private schools is arbitrary and shallow. I feel it must be considered in the following three ways: (1) Technical instruction and physiological training; (2) Musical instruction; (3) General culture.
It frequently occurs that singers gifted with a very beautiful voice have only a short career, because (in ninety out of a hundred cases) their general education is incomplete. They perform works without having any notion of musical theory, any understanding of the meaning of what they are singing, and, consequently, are incapable of communicating the feelings the sounds should produce.
Intellectual concentration has an extraordinary influence on the vocal mechanism. When an artist sings, he must hear every sound in his mind's ear before emitting it, on pitch and at the right volume and with the right color, so that he has only to repeat the note already produced in his head.
Breathing is an essential function when singing. Knowing how to lightly contract the muscles involved in the tension of the vocal cords, and to contract them as little as possible, whatever the lenght and volume of the various notes, in order to keep them vibrating freely; and to distribute the breath intelligently when forming sounds in order to attain the greatest effect with the least amount of effort–that is what young singers must learn if they wish to sing well and preserve their voice.
The entire history of great artists, from Rubini to Gayarre, Masini, Tamagno, Cotogni, Patti, and Caruso, serves as proof of what I am saying. There is not one of those singers just named who did not devote years to musical education and the training of the vocal organ. I would like our young artists, who are the heirs of a glorious heritage, the tradition of Italian bel canto, to realize the truth of the quote from the Latin poet: "Neque natura sine arte sufficit". May they never forget that the natural and precious gift of a voice is a capital destined to rapid decline if not sustained by the possession of a sure technique and a complete musical education, the fruits of long and intensive study. »

(Quoted in : Jacques Chuilon - "Mattia Battistini, King of Baritones and Baritone of Kings" - The Scarecrow Press, 2009 - English translation of the French work "Battistini, le dernier divo", published in 1996)