sabato 28 ottobre 2023

Bellini sull'esecuzione della musica fatta non a metronomo, ma seguendo con flessibilità i cantanti


BELLINI: "TI SIA DI REGOLA DI NON ATTACCARTI SERVILMENTE (al 'Metronomo' indicato); STRINGI ED ALLARGA TEMPI SECONDO LO VORRA' LA VOCE DEI CANTANTI"!!!

Mio caro Florimo,
Senti ora i cambiamenti che ho fatti per la Malibran. (...) Lo spartito ti verrà marcato col "métronome", ma ti sia di regola di non attaccarti servilmente; stringi ed allarga tempi secondo lo vorrà la voce dei cantanti e l'effetto dei cori, infine fa' come ti piace per trovar l'effetto d'ogni pezzo, se il tempo marcato lo rende o troppo veloce o troppo languido. Si trova nell'introduzione un motivo eseguito da quattro corni a tempo 6/8, che ha in mezzo qualche battuta di nota a 3/4. Ora per rendere più grandioso il motivo, vedi che il motivo stesso ti porta a slargare queste battute poco poco, ma solo quelle e in un grado solo impercettibile.
Tu lo proverai al pianoforte, e vedrai che, per esprimere un suono maestoso e come si sentisse venire dal centro delle nuvole, quelle tre note d'ogni battuta a 3/4 vogliono essere affrettate. Il resto pei tempi è regolare e tu hai intendimento bastante per colpirne il giusto. Ho scritto al Principe di Ottajano che per
non guastare un terzetto nel primo atto, che qui alle prove fa molto effetto, dovrebbe persuadere la signora Merola a prendere la parte della regina Enrichetta di Francia. Il quartettino nell'introduzione, come quattro sole voci sono poche per cantare da dentro, così gli ho scritto di raddoppiarne le parti, come qui si farà; cioè soprani M.me Malibran e M.me Duprez, tenori Duprez e Pedrazzi, primi bassi Porto e Coletti, bassi profondi Benedetti e Crespi. Qui tal quartetto verrà accompagnato da un organo di nuova invenzione, che è armoniosissimo e dolce, che si suona con grandissima espressione, essendo fatto ad uso delle piccole filarmoniche; ma io per Napoli lo mando istrumentato con due corni, due clarinetti, due fagotti; facendo però raddoppiare il fagotto secondo da un controfagotto può più sostenere l'armonia, che dev'essere dolcissima e nudrita. Fate preparare una campana in "fa", che servirà e per questo quartetto e pel finale del primo atto, quando dovrà suonare a stormo, ec., come vedrai dalla partizione. Dove sarà marcato i W, viole e violoncelli con le sordine, bisogna che tutti i professori la mettano, perchè non è per ricavare un "piano" come si crede in qualche teatro d'Italia che la sordina si mette, ma per averne un suono nasale e lontano. Dunque non cedere su questo e guarda bene che tutti la mettano. Un solo professore che non l'avrà, guasterà l'effetto del pezzo. Le sordine entrano nell'introduzione, in un tre quarti del primo atto che ripete il motivo del pezzo brillante, che ho fatto per la Malibran e nel largo della scena di questa, ec. Dunque ne sii prevenuto. Bisogna che abbi cura per l'esecuzione de' corni in orchestra e sul teatro; poiché Gallemberg mi dice non essere tanto forti, e la mia opera è piena di effetti appoggiati a tale istrumento che qui si suona mirabilmente. Inutile che ti raccomandi i cori, in particolare nel primo atto, che bisognano di forza e d'azione. Tu mi dici che sono buoni, quindi non dubito dell'esecuzione. Ti sia anche di prevenzione che tanto gli strumenti da fiato come i W bassi quando hanno marcato "pp" non lascino di dare espressione, e che il colorito l'abbia ancora come il forte il piano, e che tal colorito sia ben marcato da far spiccare qualunque motivo "pp". Mi sono spiegato? (...)
Va', che andrà tutto bene. Qui il primo atto, finora provato a pianoforte, dà molte speranze: non v'è pezzo che non faccia effetto, è chiaro chiaro come la musica più facile, mentre non è; e specialmente col finale del primo atto perderai la testa per l'insieme; ma che i cori mettano tutta la forza nella stretta, ed il colorito di tale stretta per i cori e cantanti dev'essere come quella che le due donne mettono nella stretta dei "Capuleti", con la diversità che qui deve essere eseguita con la più feroce espressione che possa darsi, per esempio come "Guerra guerra" nella "Norma". Quando arriverai alla fine della seconda volta della stretta, incalza sempre il tempo e la forza. La Malibran farà il resto col gioco della scena. Oh come mi addolora il non poter venire io! Ma, che vuoi?, si sono ridotti che chi sa se anche verso il 15 andrò in iscena. (...)
Quanto mi ricorderò, quanto sperimenterò, facendo le prove, te lo scriverò subito. Ricordati però sempre di non stare servilmente a quanto ti potrò dire, ma cerca sempre l'effetto, quando mancherà nei miei avvisi, e tu e la Malibran e Cottrau siete soggetti tali da non ingannarvi. Domani, che ne avremo 22, ti finirò questa lettera, dopo aver letta quella che m'invia la Società, donde vedrò se converrà inviare il contratto firmato. Tutto consulterò e regolerò col Conte di Gallemberg, che mi mostra molto interesse. Io però spero che cotesti signori saranno contenti e non ne nasceranno disgusti, se la partizione giungerà a Napoli col vapore che lascia Marsiglia il 10 gennaio. (...)
Non venendo io, avea proposto di consegnare la partizione alla persona che mi sarebbe indicata qui a Parigi, precisamente il giorno 1° gennaio. Ma ora mi si vuol dare la responsabilità dell'invio non solo, ma che tale partizione giunga il 12 gennaio, primo atto... Quindi se anche io spedissi tale musica da Parigi perchè giunga per l'epoca voluta, e la disgrazia volesse che un vapore incontrasse un cattivo tempo, ritardando così il suo arrivo in Napoli, sarei io che ne pagherei la pena, ec. Ora, per fargli vedere che dalla mia parte non mancherò a quanto ho promesso, compirò il lavoro del travolgimento di tutto lo spartito, pagherò tutte le spese pesantissime che vi sono, e, se alla fine la Società non sarà contenta di tutti i miei sforzi col rifiutare di riceversi i "Puritani", intendo tutte queste trattative per non avvenute, e resteremo sciolti da ambe le parti; poichè per le due opere nuove allora tratterò diversamente. Io ho pensato di rimettere la partizione a Mons. François Falconet, per mezzo del suo corrispondente, per subito rimetterla a te, e tu consegnarla alla Società; e se questa se la riceverà, ti deve nello stesso tempo pagare i tremila ducati, che tu terrai presso un sicuro banchiere sino a mio avviso; diversamente terrai presso di te lo spartito, senza farlo vedere ad anima vivente; chè io penso darlo con la Malibran a Milano, non combinando con Napoli. Già io credo che, se la musica giungerà verso il 16 gennaio, tutta intera la Società, toltine cavilli, se la riceverà, e ne sarà contenta. Addio dunque, ti accludo la lettera per la Malibran, aperta per regolarti. Dille che curi ella stessa le parti ai cantanti, e gli infonda un poco del suo genio angelico. (...)

(da una lettera di Vincenzo Bellini a Florimo - Parigi, 21 dicembre 1834)

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L'ultima opera di Bellini, "I PURITANI", debuttò al 'Théâtre de la comédie italienne' di Parigi il 24 gennaio del 1835, con esito trionfale.

Bellini poteva così scrivere a Francesco Florimo: «Mi trovo all'apice del contento! Sabato sera è stata la prima rappresentazione dei Puritani: ha fatto furore, che ancora ne sono io stesso sbalordito… Il gaio, il tristo, il robusto dei pezzi, tutto è stato marcato dagli applausi, e che applausi, che applausi».

Il cast era davvero eccezionale per l'epoca: Giovanni Battista Rubini (Arturo), Giulia Grisi (Elvira), Antonio Tamburini (Riccardo) e Luigi Lablache (Giorgio).

 



mercoledì 11 ottobre 2023

Il "buon cantante valente interprete dei concetti del Maestro compositore" secondo Gioacchino Rossini

Parere musicale di Gioacchino Rossini sul "buon cantante valente 'interprete' dei concetti del Maestro compositore" - 1851

Cantante "creatore" e strumentista "interprete" o Cantante "interprete" e strumentista "esecutore"?

ECCO IL PARERE DI ROSSINI STESSO: «...il buon cantante per bene adempiere la sua parte altro non dee essere che un valente "interprete" dei concetti del Maestro compositore, cercando di esprimerli con tutta l'efficacia e mettendoli in tutta quella luce di cui sono suscettivi.

 

I suonatori poi altro non debbono essere che accurati "esecutori" di ciò che trovano scritto. In fine il Maestro, ed il Poeta sono i soli veri "creatori". Qualche abile cantante suole talvolta sfoggiare in ornamenti accessorii; e se ciò vuol dirsi creazione, dicasi pure; ma non di rado accade che questa creazione riesca infelice, guastando ben di sovente i pensieri del Maestro, e togliendo loro quella semplicità di espressione che dovrebbero avere. 

I francesi usano la frase — "Creèr un Role" — ed è un francesismo vanitoso, il quale suol attribuirsi a quei cantanti che pei primi eseguiscono qualche primaria parte in un'Opera nuova; volendo con ciò indicare ch'Essi si fanno quasi l'Esemplare da imitarsi poscia dagli altri cantanti che in seguito venissero chiamati ad eseguire la parte istessa. Anche qui per altro la parola "creare" sembra poco propria; giacchè se creare vuol dire "cavar dal nulla", il cantante invece allora opera certamente sopra qualche cosa, cioè sopra la Poesia e sopra la Musica, che non sono sua creazione.»

 

(da una lettera di Gioacchino Rossini a Ferdinando Guidicini del 12 febbraio 1851, riportata in: "PARERE MUSICALE DEL CELEBRE CAV. MAESTRO GIOACCHINO ROSSINI" DATO IL 12 MAGGIO 1851 E RESO ALLE STAMPE DA FERDINANDO GUIDICINI - Bologna, Tipi Fava e Garagnani, 1867) 

 

Lettera rossiniana sul Buon cantante valente "interprete" (12 febbraio 1851)



Ecco alcuni esempi 'modello', nell'interpretazione rossiniana:

SOPRANO



MEZZOSOPRANO




CONTRALTO 

 


 


TENORE





BARITONO





BASSO





Do di petto o Do di testa? - Ecco il pensiero di Rossini e l'interpretazione di Lauri-Volpi


- "DO di petto" o "DO di testa"? -

Era il tempo (1837), in cui i dilettanti parigini accorrevano, curiosi, all'Opéra per applaudire il famoso 'do di petto', che il tenore Duprez faceva sentire nel "Guglielmo Tell". Il "Suivez-moi" eccitava ogni sera esplosioni di frenetica ammirazione, mentre passavano inosservate certe meravigliose scene dell'opera. (Il pubblico è stato e sarà sempre lo stesso "profanum vulgus" in ogni paese!) Il Rossini non poteva soffrire quei "gridi di disperazione", com'egli soleva chiamarli.

«Questa nota» — diceva — «fa raramente buon effetto all'orecchio. I tenori possono evitare a sè stessi uno sputo di sangue ed al pubblico il laceramento del timpano, sostituendo un 'do di testa', modesto ma chiaro. Il tenore Duprez fu il primo a "frizionare" gli orecchi dei Parigini con quel DO di petto, a cui io non ho mai pensato. Il Nourrit si contentava di un DO di testa, ed è quello che ci vuole.
Quando, nel mio passaggio a Parigi, nel 1837, proprio dopo il clamoroso debutto del Duprez in quest'opera, il focoso tenore m'invitò ad andare a sentirlo all'Opéra, "Venite piuttosto a casa mia!" — gli risposi. — "Farete sentire il vostro DO a me solo ed io ne sarò molto lusingato". Abitavo allora in casa del mio amico Troupenas. Il Duprez si affrettò a venire ed in presenza del Troupenas mi cantò magnificamente, devo confessarlo, molti frammenti della mia opera; ma all'avvicinarsi del "Suivez-moi", provai lo stesso ansioso malessere, che sentono certe persone al momento previsto di un colpo di cannone. Alla fine esplose il famoso DO. Corpo di bacco! Che fracasso! mi levai dal piano e mi diressi in fretta verso una vetrina piena di bicchieri di Venezia delicatissimi, che ornavano la sala del Troupenas.

"Non si è rotto nulla!" — gridai — "Pare incredibile!".

Il tenore sembrò soddisfatto della mia esclamazione, che prese per un complimento alla mia maniera.

"Allora, Maestro, il mio DO vi piace? Ditemelo sinceramente...".

"Sinceramente, ciò che più mi piace nel vostro DO è 'ch'è passato' ed io non corro il rischio di risentirlo. Non amo punto gli effetti contro natura, e questo DO, col suo timbro stridente, urta il mio orecchio italiano, come il grido di un cappone che si sgozza. Voi siete un grandissimo artista, un vero nuovo creatore della parte di Arnoldo: perchè, dunque, abbassarvi ad usare un simile espediente?".

"Egli'è" — replicò il Duprez — "che gli abbonati dell'Opéra vi sono ormai abituati: questo DO è il mio gran successo...".

"Se è così, ne volete uno più grande ancora? Sparatene due!".»

L'esempio del Duprez portò gravi conseguenze. Dopo il suo successo, tutti i tenori vollero emettere quel DO di petto, che assicurava l'applauso fragoroso degli spettatori, ed in tal modo cominciò a sostituirsi il 'grido' al canto e si corruppe il gusto.
Più tardi si ricorse al DO DIESIS di petto.

«Quel mattacchione di Tamberlick» — continua il Maestro — «nel suo fervore di superare il DO di Duprez, ha inventato il DO DIESIS di petto e me l'ha appioppato al finale dell' "Otello", dove io ho scritto un LA. Lanciato a pieni polmoni, credevo che questo LA fosse abbastanza feroce per soddisfare abbondantemente l'amor proprio dei tenori di tutti i tempi; ma ecco che Tamberlick me l'ha trasformato in DO DIESIS, e tutti gli "snobs" vanno in delirio.»

Una sera che si faceva musica in casa Rossini, il domestico venne ad annunziare: "il signor Tamberlick"!

"Fatelo entrare" — disse il Maestro —. Poi ripigliandosi: "Ditegli però che lasci il DO DIESIS all'attaccapanni. Lo riprenderà nell'uscire".

(aneddoto n.54, da: "ANEDDOTI ROSSINIANI AUTENTICI", raccolti da Giuseppe Radiciotti - Roma, 1929)

[Nell'immagine, sopra riportata: Bozzetti di Eugène Du Faget per i costumi della produzione originale del 1829 di 'Guillaume Tell'; in centro, Adolphe Nourrit (Arnold), con Laure Cinti-Damoreau (Mathilde), a sinistra, e Nicolas Levasseur (Walter), a destra.]

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Chi ha compreso perfettamente il discorso "rossiniano" è stato Giacomo Lauri-Volpi il quale ha dato prova di realizzare una interpretazione unica e irraggiungibile per perfezione tecnica e stilistica nella parte di Arnold, cantando magnificamente il ruolo completo (in lingua italiana) sia in Italia, alla Scala di Milano, che all'estero (Metropolitan)!


Ecco la spiegazione in dettaglio, data dallo stesso Lauri-Volpi: 

«All'inizio dell'800 si verificò una specie di rivoluzione nell'uso della voce umana cantata. Ai sopranisti succedettero, sulla scena lirica, i T. per i quali i famosi compositori cominciarono a scrivere parti impegnative e rischiose che non si limitavano al canto spianato, ma esigevano vocalizzi, abbellimenti, cadenze, filature, falsetti inverosimili, per i quali venne in voga il cosiddetto "belcanto", appunto per gli abbellimenti e per i virtuosismi che comportava. Simile scuola esigeva l'educazione della laringe, educazione che si protraeva per sei o sette anni di studi severi e faticosi. Rossini gettò le basi di questa scuola, ma si preoccupò di non lasciare all'arbitrio dei cantanti le cadenze e di non permettere ai tenori (Tamberlick e Duprez) di lanciare i do acuti (cosiddetti "di petto") a squarciagola, senza cioè giovarsi delle risonanze superiori o cervicali (dette note "di testa"), da non confondersi con il falsetto, l'uso del quale andò via via scemando fino a scomparire con l'avvento della mezza voce tenorile. La quale costituì la letizia dei teatri d'opera nella seconda metà dell'800.»

[dalla voce enciclopedica "TENORE" scritta dal tenore Giacomo Lauri-Volpi per l'Enciclopedia della Musica, Ricordi 1964] 


Per approfondimenti, si rimanda a questi interessanti articoli:

https://lauri-volpi-tecnicavocale.blogspot.com/2017/02/lavvento-della-voce-tenorile-nel.html

https://lauri-volpi-tecnicavocale.blogspot.com/2015/10/lauri-volpi-e-il-bel-canto-secondo.html

http://lauri-volpi-tecnicavocale.blogspot.com/2016/10/che-cose-il-belcanto-di-giacomo-lauri.html

mercoledì 27 settembre 2023

L'essenza del Bel Canto secondo il soprano lirico di coloratura Astrea Amaduzzi

L'essenza migliore del Bel Canto secondo il soprano lirico di coloratura Astrea Amaduzzi - Concerto a Galatone (Lecce), 20 luglio 2023

Alla domanda posta alla Maestra internazionale di Belcanto Italiano, prima della performance di "Core 'ngrato", "Vissi d'arte" e dell'aria di Fiorilla dal "Turco in Italia" di Rossini - "parlaci di te", questa è stata la sua risposta spontanea, ricca di significati semplici quanto profondi:

"Quanto di più importante ho cercato nella mia vita è 'immaginare' dove va un suono: una volta che è nato, dove va e... un suono è una conquista verso l'infinito, è qualcosa di magico, di irripetibile: nasce, si deposita sul cuore di chi ascolta e va, su, verso il cielo. Quindi, direi che questa è l'essenza migliore del Belcanto: la purezza, la bellezza del suono e la ricerca dell'infinito attraverso l'Arte." - ASTREA AMADUZZI, Galatone (Lecce), 20 luglio 2023

- dalla serata estiva "Quando la Musica diventa Poesia", dedicata a "La Bohème" di Puccini, opera narrata da un'idea di Alberto Chiàntera, appassionato collezionista di grammofoni e dischi a 78 giri nonché direttore del Museo dell'Opera di Verona e del Museo della Radio e del grammofono di Galatone - con la partecipazione straordinaria del soprano Astrea Amaduzzi con il pianista Mattia Peli - Atrio del Palazzo Marchesale di Galatone, Salento 

A conclusione dell'evento musicale, il soprano Astrea Amaduzzi ha cantato la celebre canzone napoletana "Core 'ngrato", scritta da Cardillo per Caruso - che è stata dedicata per l'occasione a Beniamiano Gigli junior, nipote del grande tenore recanatese Beniamino Gigli - a seguire, la struggente preghiera "Vissi d'arte", dalla "Tosca" di Puccini, ed infine la frizzante, divertente aria "Non si dà follia maggiore dell'amare un solo oggetto", da "Il turco in Italia" di Rossini; al pianoforte, a formare il Belcanto Italiano Duo, il M° Mattia Peli. 

 

LECCE PRIMA

https://www.lecceprima.it/eventi/concerti/boheme-giovedi-20-luglio-estate-galatea-ospite-katia-ricciarelli.html 

CORRIERE SALENTINO

https://www.corrieresalentino.it/2023/07/boheme-quando-la-musica-diventa-poesia-la-grande-lirica-a-galatone/ 

PUGLIA NEWS 24

https://www.puglianews24.eu/boheme-quando-la-musica-diventa-poesia-galatone-79680.html

CORRIERE DI PUGLIA E LUCANIA

https://www.corrierepl.it/2023/07/19/il-20-luglio-a-galatone-lopera-narrata-boheme-quando-la-musica-diventa-poesia/  


Il Belcanto Italiano Duo in Concerto a Galatone (Lecce)


Il soprano Astrea Amaduzzi con Alberto Chiàntera ed il Sindaco di Galatone



Il Belcanto Italiano Duo nel post-concerto

sabato 26 agosto 2023

'Belcanto Italiano Duo in concerto' in Germania all'Eurasia Kulturverein

'Belcanto Italiano Duo in concerto' in Germania all'Eurasia Kulturverein - 25 agosto 2023

Il Belcanto Italiano Duo si è esibito in concerto con successo nella Germania Ovest, all'Eurasia Kulturverein di Gelsenkirchen, vicino a Duisburg, con la partecipazione del tenore-foniatra Donald Becker, del mezzosoprano Gordana Simundza e del giovanissimo tenore ungherese Vizsnyai Botond, il 25 agosto 2023, all'interno del Festival Internazionale 'itinerante' di Belcanto Italiano, con brani ed arie di Ciampi, Rossini, Bellini, Cottrau, Verdi e Puccini. 


Ancora una volta, il Bel Canto è stato rappresentato con oggettivo e puro 'merito' dal soprano lirico di coloratura Astrea Amaduzzi in duo con il M° Mattia Peli al pianoforte che hanno 'dato il La' a tutti, cantanti e ascoltatori.

 


 

PROGRAMMA MUSICALE

Bellini - "Ma rendi pur contento", romanza da camera (1829)
Bellini - "Casta Diva" (Norma, 1831)

"O leggiadri occhi belli" (anonimo) - Gordana Simundza

Verdi - La vergine degli angeli" (La forza del destino, 1862)

"Fenesta che lucivi", canzone napoletana (attr. a Bellini, pubblicata nel 1842 da Girard a cura di Cottrau) - Vizsnyai Botond

Puccini - "Vissi d'arte, vissi d'amore" (Tosca, 1900)
Puccini - "Tu che di gel sei cinta" (Turandot, 1924)

Satie - 1ère Gnossienne (1890) - Mattia Peli, pianoforte solo

Puccini - "Un bel dì vedremo" (Madama Butterfly, 1904)

Ciampi - "Tre giorni son che Nina" (I tre cicisbei ridicoli, 1749) - Vizsnyai Botond

Verdi - "La donna è mobile" (Rigoletto, 1851) - Donald Becker

Rossini - "Ah, donate il caro sposo" (Il signor Bruschino, 1813) 



Il Festival Internazionale 'itinerante' di Belcanto Italiano è approdato in Germania con il concerto all'Eurasia Kulturverein del 25 agosto 2023, con musiche di Ciampi, Rossini, Bellini, Cottrau, Verdi e Puccini


venerdì 18 agosto 2023

Concerto finale del 'Belcanto Italiano Summer Campus 2023' con allievi e docenti ad Omegna

Vi aspettiamo domani, 19 agosto 2023, nella splendida sala del Centro culturale 'Civico 31' sul Lago d'Orta, sulla sponda di Omegna, in Via Novara 31. In programma alcune delle più celebri arie del melodramma italiano con un ospite d'eccezione: il grande baritono Pier Zordan!       

Si esibiranno gli allievi soprani Diana Corradini, Laura Basso ed Eva Sun, da Philadelphia, e Yael Elia, da Israele, ed il tenore Andrea Torciere, assieme ai docenti dell'Accademia Nazionale di Belcanto Italiano di Alessandria, Astrea Amaduzzi, soprano lirico e Maestra internazionale di tecnica vocale belcantistica, e Mattia Peli al pianoforte. 


 - Programma musicale -

PRIMA PARTE

"O leggiadri occhi belli" (anonimo) - Laura Basso, soprano

Catalani - "Ebben? Ne andrò lontana" (La Wally) - Eva Sun, soprano (USA)

Mascagni - "Voi lo sapete, o mamma" (Cavalleria rusticana) - Diana Corradini, soprano

Verdi - "Madre, pietosa vergine" (La forza del destino) - Eva Sun, soprano (USA)

Verdi - "La vergine degli angeli" (La forza del destino) - Astrea Amaduzzi, soprano

Puccini - "Sola, perduta, abbandonata" (Manon Lescaut) - Eva Sun, soprano (USA)

Puccini - "Sì. Mi chiamano Mimì" (La bohème) - Yael Elia, soprano (Israele)

Puccini - Piccolo Valzer (tema di Musetta) - Pianoforte solo, Mattia Peli



SECONDA PARTE

Rossini - Duetto buffo di due gatti - Andrea Torciere, tenore - Pier Zordan, baritono

Rossini - "Il vecchiotto cerca moglie" (Il barbiere di Siviglia) - Diana Corradini, soprano

Donizetti - "Come sen va contento...Quanto amore...Bella, Adina...Una tenera occhiatina" (L'elisir d'amore, duetto Adina-Dulcamara) - Astrea Amaduzzi, soprano - Pier Zordan, baritono

Rossini - "Non si dà follia maggiore" (Il turco in Italia) - Yael Elia, soprano (Israele)

Rossini - "Vorrei spiegarvi il giubilo" (La cambiale di matrimonio) - Astrea Amaduzzi, soprano

giovedì 17 agosto 2023

Saggio del 'Belcanto Italiano Summer Campus 2023' in Piemonte

Accomodatevi. Siete invitati ad assistere al saggio del corso di canto lirico "Belcanto Italiano Summer Campus" tenutosi a Quarna sotto (VB) durante l'estate 2023.

Vi aspettiamo all'Ex Fabbrica Grassi giovedì 17 agosto 2023 alle ore 18.00.

Informazione (Tel. WhatsApp) al numero 347-5853253
www.accademiabelcanto.com

sabato 29 luglio 2023

Lettera aperta al Maestro Alberto Veronesi - IL VIDEO



Gentile Maestro,

mi permetto di scriverLe una lettera perché questo è quello che esigono la mia coscienza, il mio intelletto e la mia anima.

Sono un soprano, ex strumentista e grande studiosa di storia della vocalità nel canto lirico.

Per mia natura ho sempre pensato prima di tutto alla musica e all'arte, credendo che il successo fosse una conseguenza della grande qualità. 

"Successo" oggi è un sostantivo maschile, legato, prima di tutto, alla grande visibilità, all'esplosione televisiva, ai grandi guadagni. Accade allora che lo stupire a tutti i costi, a scapito della grande qualità, per arrivare in fretta al successo, dia all'industria culturale una caratteristica tipica di decadenza, indecenza e marcescenza.

Invece "successo" è un termine che trae la sua origine dal verbo "succedere"; in parole semplicissime si potrebbe dire: "Tu fai una cosa, di conseguenza ne accade un'altra".

Il successo nell'arte dovrebbe essere infatti, qualcosa che accade e che volge (si spera) al meglio, dopo un percorso di studio lungo, lento e tutt'altro che semplice.

Adesso gentile Alberto, mi permetta di dirle quello che penso circa la Sua azione di dirigere bendato la Bohème, in protesta allo scempio registico: Lei è un grande.

Finalmente, qualcuno si è ribellato allo scempio. Vede, siamo tutti d'accordo nel constatare che c'è una parte di pubblico a cui piace che l'opera lirica venga violentata brutalmente da rozzi individui di nessun intelletto. Ma è anche vero di queste operazioni volgari, meschine, superficiali, mitomaniache e accentratrici, non piacciono, non se ne può più, anzi sono detestate da un vastissimo numero di persone.

Vede gentile Maestro Veronesi, io credo che Lei sia stato veramente  illuminato, e sia un uomo coraggioso e intelligente nel senso più puro della parola.

Io sono ritenuta da molti una dissidente, una che pensa e che canta alla vecchia maniera, altri mi disprezzano seriamente, ma per il coraggio che ho nell'oppormi a tale scempio, e di essere coerente con me stessa e con l'arte, tantissimi mi ammirano.

Mi sono chiesta perché un'opera di Caravaggio non possa essere toccata e invece un'opera di Verdi o di Puccini possa essere stravolta. Mi è stato risposto che Caravaggio è un pittore e un quadro non è teatro. A chi la pensa così e a questi bruti, scellerati, violentatori dell'arte, io rispondo che dovrebbero andare a studiare e che l'amore per l'arte non si compra e non è in vendita.

   

Questi devastatori dell'arte siano consapevoli che la loro posizione non è la stessa di milioni di persone che, in tutto il mondo, di violenza e devastazione dell'opera lirica, non ne possono più.

Dunque Lei sappia, caro Maestro, che non è per niente solo, che ha fatto benissimo a ribellarsi a una moda inutile e distruttiva.

Vede, per quanto Maria Callas fosse stata bella, avvenente e dotata di grande voce, noi oggi non la ricorderemmo se non fosse stata un'interprete eccezionale, una studiosa assoluta e perfetta in tutto quello che faceva. Posso citare grandi veri cantanti: non venitemi a dire che un Caruso, un Bergonzi, un Gigli o un Pertile fossero così avvenenti, eppure hanno fatto la storia dell'opera... con l'altissima qualità, con l'impegno, con lo studio e con il rispetto per l'arte.

Un musicista è sempre un tramite tra un capolavoro e il pubblico, e in tal senso il vero capolavoro è il manoscritto, prima traccia assoluta dell'idea del compositore.

Mi permetto di dirLe "Benvenuto tra i servitori veri della grande arte", Lei avrà sempre il nostro plauso e il nostro sostegno. 

Per contro, di chi si permette di falsificare i grandi capolavori operistici e di falsificare la vera tecnica del canto lirico italiano, va tutto il nostro ribrezzo.

E voi, cantanti, che pur di essere scritturati vi piegate ad ogni tipo di luridume e strazio, iniziate a pensare e a farvi un serio esame di coscienza.

Un saluto cordiale e grato da tutta la squadra di lavoro e di studio di Belcanto Italiano.

Sua devota ammiratrice, 

Astrea Amaduzzi