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mercoledì 24 aprile 2024

Il Festival Itinerante di Belcanto Italiano ai Navigli di Milano


Belcanto Italiano, marchio nazionale che nel 2024 celebra i dieci anni dalla sua creazione, festeggia il suo compleanno con nuovi appuntamenti e con il suo esclusivo Festival.

Per gli amanti della grande musica classica di Milano, il 27 aprile, sui Navigli, alle ore 21,00 sarà dato avvio a un appuntamento imperdibile: il Festival internazionale 'itinerante' di Belcanto Italiano sarà ospitato nella graziosa chiesa di San Silvestro con il concerto "DIXIT DOMINUS".
L'evento prende il nome dalla composizione di uno dei figli del grande Bach, Johann Christian Bach: il "Dixit Dominus" in re maggiore - WE15 che ebbe la sua prima esecuzione assoluta a Milano il 22 giugno 1758, nella chiesa di San Francesco Grande (che ora non esiste più), salmo dal quale, in avvio di serata, verrà eseguito l'angelico brano per soprano "Gloria, Patri et Filio, et Spiritui sancto".

Interpreti del concerto sono i Maestri Astrea Amaduzzi, soprano - Mattia Peli, organo - e alcuni degli allievi dell'Accademia Nazionale di Belcanto Italiano Diana Corradini, soprano - Massimo Garrone, tenore - Pier Luigi Melis, basso, con la partecipazione del tenore reatino Stefano Rossi.

Il ricco programma musicale, che propone ascolti in un excursus temporale che va dal Seicento sino alla fine dell'Ottocento, è impreziosito da brani d'agilità eseguiti dalla voce belcantistica di Astrea Amaduzzi, come il "Laudamus te" della 'Grande Messa in do minore' mozartiana e il primo movimento del mottetto vivaldiano "In furore iustissime irae": si potranno ascoltare musiche vocali sacre e operistiche d'ispirazione sacra di D. Castello, Monteverdi, Vivaldi, Telemann, Joh.Ch. Bach, Mozart, Rossini, Verdi, Franck, Puccini e Mascagni.

Il Festival di Belcanto Italiano si muove sul doppio binario dell'opera e della musica sacra, e ha portato, dal 2022 in poi, concerti operistici, recitals, concerti di musica sacra e opere in città quali Alessandria, Venezia, Milano, Reggio Emilia, Rieti, Cremona, senza tralasciare realtà di piccole località, portando la grande musica anche in piccoli paesi.

Il Festival ha avuto importanti patrocini: del Comitato per i festeggiamenti pucciniani "Puccini100" con la direzione artistica del Maestro Alberto Veronesi, del Ministero dell'Interno, della Confederazione Nazionale Archeologi, della Fondazione Mercadante di Roma, del Museo della Radio di Verona.

Quando non sono le persone ad entrare nella realtà di un festival musicale, ma è il festival ad avere un respiro internazionale perché riunisce allievi e docenti di diverse aree del mondo e si svolge in itinere, ecco che avviene una magia: ci si rende conto che la musica lega, unisce, avvicina, viaggia, favorisce relazioni, amicizie e benessere, protagonista di una bellezza antica, che, sulle vie percorse senza motori né telefoni, dai grandi compositori, non conoscerà mai fretta.

Spiccano all'attenzione, nel programma musicale di sabato sera, brani come il tenorile "Ingemisco" e il sopranile "Requiem aeternam" dal celebre Requiem verdiano anch'esso 'nato', per così dire, a Milano nel 1874, e naturalmente - nell'anno pucciniano in corso, che celebra i cento anni della scomparsa del Cigno di Lucca - l'omaggio non poteva che essere dovuto, con tre brani quali l'interessante "Gratias agimus tibi" per tenore, dalla giovanile "Messa di gloria", e i rari "Ad una morta! (Spirto gentil)" e il Largo religioso "Salve Regina" composti nel periodo 1881-82, quando il compositore toscano era ancora studente al Conservatorio di Milano, che il pubblico milanese potrà ascoltare in versioni complete quasi mai eseguite, secondo autografi recentemente ritrovati, con idee musicali poi riutilizzate da Puccini nelle sue prime due opere giovanili "Le Villi" ed "Edgar".

Ingresso libero, sino ad esaurimento posti.

mercoledì 7 febbraio 2024

Alberto Veronesi interviene contro le regie moderne -in difesa dell'Opera lirica- nel concerto di Belcanto Italiano - Milano, 12 dicembre 2023

Alberto Veronesi interviene contro le regie moderne - in difesa dell'Opera lirica - nel concerto di Belcanto Italiano del 12 dicembre 2023 al Circolo Alessandro Volta di Milano

Alberto Veronesi, direttore d'orchestra e grande pucciniano, interviene (dal minuto 9.03 del video) contro le regie moderne - in difesa dell'Opera lirica - nel concerto di Belcanto Italiano a Milano, live 12 dicembre 2023, all'interno della serata organizzata da Lucia Gagliano, presidente dell'associazione Igna di Milano presso il Circolo Alessandro Volta.

Durante la serata musicale il Belcanto Italiano Duo, formato dal soprano Astrea Amaduzzi e dal M° Mattia Peli al pianoforte, e il baritono Pier Zordan hanno eseguito "Non più andrai farfallone amoroso" (da "Le nozze di Figaro" di Mozart), "Il vecchiotto cerca moglie" (da "Il barbiere di Siviglia" di Rossini), "Udite, o rustici" (da "L'elisir d'amore" di Donizetti), il Duetto "Come s'en va contento, Quanto amore" (da "L'elisir d'amore" di Donizetti), la Tarantella della Malibran "No chiù lo Guarracino", "Donde lieta uscì" (da "La bohème" di Puccini), con speciale dedica al M° Veronesi, "Bella siccome un angelo" (dal "Don Pasquale" di Donizetti), il Cantique de Noël ("Minuit, chrétiens") di Adam e, come bis 'a sorpresa', l'aria di Sofia "Ah, donate il caro sposo" da "Il signor Bruschino" di Rossini.

VEDI IL VIDEO - A.Veronesi interviene contro le regie moderne-in difesa dell'Opera-nel concerto di Belcanto Italiano 

Veronesi: "Quando io vedo che tu utilizzi Puccini e addirittura riscrivi la trama... che è una cosa che non ha nessun senso, è come fare i baffi sulla Gioconda, ma perché lo devi fare? Al San Carlo sabato è andata in scena un'opera dove nella Turandot era cambiata la storia, non era più la Cina antica, era in Toscana in un ospedale con un incidente di automobile, uno che sognava... ma che cosa c'entra questo con Puccini?
E poi soprattutto perché devi spendere milioni di euro degli italiani, di fondi pubblici? Perché uno se lo fa con i fondi privati fa quello che vuole, ma non coi soldi degli italiani, farsi queste cose dove tu distruggi l'Opera: io voglio sapere quei ragazzi che magari sono andati a vederla cosa hanno capito di un'opera, di una cosa fatta di un incidente, poi di uno che sognava perché era in coma, poi... cosa capisce di Turandot una persona del genere?
"!!!

Leggi anche la 'lettera aperta al M° Veronesi' del soprano Amaduzzi : https://alessandria.today/2023/07/29/lettera-aperta-al-maestro-alberto-veronesi-il-video/

sabato 29 luglio 2023

Lettera aperta al Maestro Alberto Veronesi - IL VIDEO



Gentile Maestro,

mi permetto di scriverLe una lettera perché questo è quello che esigono la mia coscienza, il mio intelletto e la mia anima.

Sono un soprano, ex strumentista e grande studiosa di storia della vocalità nel canto lirico.

Per mia natura ho sempre pensato prima di tutto alla musica e all'arte, credendo che il successo fosse una conseguenza della grande qualità. 

"Successo" oggi è un sostantivo maschile, legato, prima di tutto, alla grande visibilità, all'esplosione televisiva, ai grandi guadagni. Accade allora che lo stupire a tutti i costi, a scapito della grande qualità, per arrivare in fretta al successo, dia all'industria culturale una caratteristica tipica di decadenza, indecenza e marcescenza.

Invece "successo" è un termine che trae la sua origine dal verbo "succedere"; in parole semplicissime si potrebbe dire: "Tu fai una cosa, di conseguenza ne accade un'altra".

Il successo nell'arte dovrebbe essere infatti, qualcosa che accade e che volge (si spera) al meglio, dopo un percorso di studio lungo, lento e tutt'altro che semplice.

Adesso gentile Alberto, mi permetta di dirle quello che penso circa la Sua azione di dirigere bendato la Bohème, in protesta allo scempio registico: Lei è un grande.

Finalmente, qualcuno si è ribellato allo scempio. Vede, siamo tutti d'accordo nel constatare che c'è una parte di pubblico a cui piace che l'opera lirica venga violentata brutalmente da rozzi individui di nessun intelletto. Ma è anche vero di queste operazioni volgari, meschine, superficiali, mitomaniache e accentratrici, non piacciono, non se ne può più, anzi sono detestate da un vastissimo numero di persone.

Vede gentile Maestro Veronesi, io credo che Lei sia stato veramente  illuminato, e sia un uomo coraggioso e intelligente nel senso più puro della parola.

Io sono ritenuta da molti una dissidente, una che pensa e che canta alla vecchia maniera, altri mi disprezzano seriamente, ma per il coraggio che ho nell'oppormi a tale scempio, e di essere coerente con me stessa e con l'arte, tantissimi mi ammirano.

Mi sono chiesta perché un'opera di Caravaggio non possa essere toccata e invece un'opera di Verdi o di Puccini possa essere stravolta. Mi è stato risposto che Caravaggio è un pittore e un quadro non è teatro. A chi la pensa così e a questi bruti, scellerati, violentatori dell'arte, io rispondo che dovrebbero andare a studiare e che l'amore per l'arte non si compra e non è in vendita.

   

Questi devastatori dell'arte siano consapevoli che la loro posizione non è la stessa di milioni di persone che, in tutto il mondo, di violenza e devastazione dell'opera lirica, non ne possono più.

Dunque Lei sappia, caro Maestro, che non è per niente solo, che ha fatto benissimo a ribellarsi a una moda inutile e distruttiva.

Vede, per quanto Maria Callas fosse stata bella, avvenente e dotata di grande voce, noi oggi non la ricorderemmo se non fosse stata un'interprete eccezionale, una studiosa assoluta e perfetta in tutto quello che faceva. Posso citare grandi veri cantanti: non venitemi a dire che un Caruso, un Bergonzi, un Gigli o un Pertile fossero così avvenenti, eppure hanno fatto la storia dell'opera... con l'altissima qualità, con l'impegno, con lo studio e con il rispetto per l'arte.

Un musicista è sempre un tramite tra un capolavoro e il pubblico, e in tal senso il vero capolavoro è il manoscritto, prima traccia assoluta dell'idea del compositore.

Mi permetto di dirLe "Benvenuto tra i servitori veri della grande arte", Lei avrà sempre il nostro plauso e il nostro sostegno. 

Per contro, di chi si permette di falsificare i grandi capolavori operistici e di falsificare la vera tecnica del canto lirico italiano, va tutto il nostro ribrezzo.

E voi, cantanti, che pur di essere scritturati vi piegate ad ogni tipo di luridume e strazio, iniziate a pensare e a farvi un serio esame di coscienza.

Un saluto cordiale e grato da tutta la squadra di lavoro e di studio di Belcanto Italiano.

Sua devota ammiratrice, 

Astrea Amaduzzi